in foto: Alex Zanardi – Getty Images

"Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa. Quanto mi è accaduto mi ha arricchito di esperienze che altrimenti avrei completamente ignorato. Certo ci sono state molte difficoltà, ma anche tante soddisfazioni e alla fine non ho alcun rimpianto per quello che mi è accaduto". Basterebbero queste frasi a far capire chi è Alex Zanardi: un uomo sopravvissuto a un evento capace di spezzare anche il più forte degli uomini, un campione che, nonostante le difficoltà ha saputo cogliere il bello della vita scrivendo pagine di sport – e non solo – da consegnare alle generazioni future, un esempio da seguire. Perché anche dopo una disgrazia come quella che è capitata al bolognese è possibile rialzarsi.

Gli inizi tra Formula 1 e CART.

La vita di Alex non è stata tutta rose e fiori, anzi. La sua passione per i motori nasce da piccolo, ma all'inizio è la famiglia ad opporsi: troppo forte il dolore per la morte della sorella Cristina, avvenuta nel 1979 in un incidente stradale. A quattordici anni costruisce il suo primo kart, ma i risultati faticano ad arrivare. La trafila nelle serie minori sembra infinita, il successo sembra un miraggio fino a quando nel 1988 esordisce in Formula3 conquistando i primi trofei che lo porteranno, nel 1991, in Formula 1. Jordan prima e Lotus poi lo accolgono scorgendone il talento, ma ancora una volta sono i risultati a mancare. Gli anni successivi lo vedono impegnato tra CART e Formula 1, ma è il 2001 l'anno in cui la vita di Zanardi cambia radicalmente.

Appuntamento con il destino.

La Samarcanda del campione bolognese è il Lausitzring, la pista sulla quale pochi mesi prima aveva perso la vita Michele Alboreto. Le condizioni meteo sono proibitive, le qualifiche, per tutelare l'incolumità dei piloti, non si disputano. Zanardi parte 22esimo, poi a tredici giri dalla fine entra ai box: un errore nel calcolo della benzina lo costringe alla sosta forzata, l'appuntamento con il destino sta per arrivare. All'uscita dalla corsia box il pilota italiano toglie il limitatore, perde il controllo della macchina, finisce sull'erba e lentamente ritorna in pista, finendo molto lentamente in testacoda subito dopo il lungo rettilineo. Nel frattempo sopraggiungono Patrick Carpentier e Alex Tagliani: il primo riuscì a evitare lo scontro, il secondo lo colpisce in pieno. L'impatto è violentissimo: la vettura del pilota bolognese viene sventrata all'altezza del muso, proprio dove c'erano le gambe, spezzandola in due.

Le sue condizioni appaiono subito disperate: gli arti inferiori non ci sono più, Steve Oley, capo dello staff della CART è costretto a tamponare le arterie femorali per evitare di farlo morire dissanguato. Dopo aver ricevuto l'estrema unzione dal cappellano del circuito, Zanardi viene trasportato dall'ospedale di Berlino dove rimane in coma farmacologico per 3 giorni. Il pilota italiano, però, dimostra una forza di volontà fuori dal comune lottando con la morte per tutto il periodo del ricovero: dopo 15 operazioni e sei settimane vince la sua battaglia più dura, lasciando l'ospedale e tornando a casa per cominciare la riabilitazione.

La seconda vita di Alex tra successi e leggenda.

La seconda vita di Alex Zanardi inizia da qui, dal quel maledetto 15 settembre 2001 al Lausitzring. Una data che rimarrà impressa per sempre nella mente del campione italiano, ma che di fatto sancisce la sua rinascita: quei 55 minuti trascorsi con meno di un litro di sangue in corpo, i sette arresti cardiaci, le svariate operazioni per ridurre le fratture e soprattutto l’amputazione di entrambe le gambe non hanno fiaccato il suo spirito, anzi lo hanno spinto a dimostrare che una nuova vita, un nuovo inizio è possibile. Zanardi non si abbatte, ma trova dentro di sé la forza per stupire il mondo: si avvicina alla handbike, la bici che è possibile spingere con la forza delle braccia, partecipa alla maratona di New York, grazie alle protesi alla gambe di cui si è dotato, piazzandosi al 4° posto. Ma il capolavoro deve ancora arrivare.

Ne frattempo non dimentica il suo primo amore, le corse. Nessuno dopo un incidente del genere si sarebbe sognato di salire su una vettura, ma lui no, lui è diverso da tutti gli altri. E' la Bmw ad offrirgli l'opportunità, colta al volo con risultati straordinari: con i comandi al volante, nel 2005, conquista il Campionato Italiano Superturismo mentre l'anno dopo si impone in gara 1 della tappa turca del WTCC a Istanbul. E' il 2012 quando Zanardi, 11 anni dopo quel terribile incidente, torna a far parlare di sè. Il teatro è il più spettacolare di tutti, l'Olimpiade di Londra. Il bolognese conquista l'oro prima sul circuito di Brands Hatch, poi due giorni dopo si ripete nelal prova su strada: una doppietta che lo proietta nell'Olimpo dei grandi facendolo diventare un idolo per tutto il mondo. Le lodi si sprecano, lui risponde a tutti con il solito sorriso e quella voglia di vivere tipica di chi sa di aver superato la prova più dura che la vita potesse metterti davanti.

Zanardi continua ad ottenere successi: gare, mondiali, trofei fino alla penultima impresa, quella in Brasile quando, alla soglia dei 50 anni, conquista due ori e un argento. Il passo dal mito alla leggenda è compiuto, ma manca ancora qualcosa. Per chiudere il cerchio serve tornare a vincere anche nelle auto. Detto fatto, Al Mugello è Zanardi show, il gradino più alto del podio nella categoria Gt è suo e della Bmw. Oggi il campione bolognese compie mezzo secolo di vita, le difficoltà non lo hanno fiaccato, anzi gli hanno permesso di entrare nella storia dello sport. A chi gli chiede cosa farà adesso, risponde tra il serio e lo scherzoso: "Sono ancora un ragazzino e voglio togliermi molte altre soddisfazioni". In fondo di vite ne ha già vissute due, per chi riesce ad entrare nella leggenda nulla è precluso.