Lo scandalo Takata non conosce fine, gli airbag difettosi del gruppo giapponese continuano a produrre effetti che non giovano alle case produttrici. Stavolta a finire nel mirino è stata Volkswagen che, in Cina, dove il colosso tedesco può vantare join venture con Faw e Saic, è stata costretta a richiamare 4,86 milioni di veicoli equipaggiati con i dispositivi di sicurezza del marchio nipponico.

A imporre la riparazione dei veicoli dotati degli airbag difettosi è stata la General administration of quality supervision, inspection and quarantine, l‘autorità cinese responsabile del controllo sulla qualità di qualsiasi bene prodotto nel Paese. A partire dal marzo 2018 e per l'intero anno, quindi, le due alleanze Faw-Volkswagen e Saic Volkswagen saranno costrette a richiamare, rispettivamente, 2,35 milioni e 2,4 milioni di veicoli. Il problema è sempre lo stesso manifestato dagli airbag Takata, il propellente usato per il gonfiaggio degli airbag che, con il calore, può esplodere ferendo il conducente e gli altri occupanti del veicolo e che fino ad ora ha portato a 17 morti accertate, oltre al richiamo di 28 milioni di vetture solamente negli Stati Uniti.

Sono oltre 12 milioni i veicoli richiamati in Cina.

Il produttore nipponico, dopo aver presentato formale procedura di fallimento in Giappone e negli Stati Uniti, finisce ancora una volta nel mirino: i debiti della società, schiacciata dal peso del più grande richiamo della storia dell’industria automobilistica, ammontano a oltre mille miliardi di yen, l'equivalente di circa 8 miliardi di euro, inclusi i costi sostenuti dai produttori di auto, fra cui Toyota e Honda, per gli airbag difettosi. La questione sta generando un grande impatto mediatico in Cina e le autorità stanno sottoponendo diverse case a controlli: prima di Volkswagen era capitato anche a Mercedes e General Motors. La divisione cinese per la qualità ritiene siano in circolazione nel Paese asiatico oltre 20 milioni di veicoli dotati dei dispositivi difettosi di Takata; fino ad ora 24 dei 37 produttori di veicoli interessati dal problema hanno richiamato quasi 12 milioni di veicoli. Adesso è la volta del gruppo Volkswagen, ma l'impressione è che la storia sia ancora lontana dalla conclusione.