A sentirlo oggi si stenterebbe a crederci, ma oltre 30 anni fa ci fu un pilota italiano alla guida della Ferrari che lottò per il titolo mondiale, che fece sognare fino alla fine tutti i tifosi del Bel Paese. L’anno è il 1985, il driver è Michele Alboreto e l’auto del Cavallino è la Ferrari 156/85.

Il sogno iridato di un italiano sulla Ferrari.

Per il secondo anno consecutivo il pilota di Rozzano, periferia sud di Milano, è la prima guida della scuderia di Maranello che gli ha messo a disposizione una monoposto che sembra promettere molto bene. Un mix perfetto, dunque, e i risultati non tardano ad arrivare: pole position all'esordio in Brasile e tre podi nelle prime quattro gare. Poi arriva il trionfo a Montreal, davanti al compagno Johansson, seguito da altri due podi, a Detroit e a Silverstone. Sino all'apoteosi del Nurburgring, quando conquista la vittoria grazie ad un sorpasso magistrale su Keke Rosberg, che lo porta in testa alla classifica mondiale davanti ad Alain Prost, Ayrton Senna, Niki Lauda ed Elio De Angelis. Un pilota italiano sulla Ferrari alla rincorsa del titolo mondiale, cosa che non succedeva dal 1953 quando Ascari riuscì a centrare l’alloro a bordo della Rossa.

Alboreto Johanson

Il ritorno delle britanniche.

Dopo 32 anni il sogno di un’intera nazione era lì, a portata di mano. Ma sul più bello, quando tutti avevano cominciato a crederci davvero, fu lo stesso Alboreto a contenere gli entusiasmi in quanto riteneva necessari ulteriori sviluppi sulla monoposto per potere avere la meglio sugli avversari di Lotus e McLaren. E questo non avvenne. Le britanniche diventarono sempre più competitive, gara dopo gara, mentre lo sviluppo della Ferrari procedeva molto a rilento.

Vittoria Senna, Alboreto secondo

L’errore del Cavallino.

Il team del Cavallino decise così di cambiare il fornitore delle turbine nel tentativo di aumentare le prestazioni dei motori, ma il risultato non fu quello sperato. Anzi, questa scelta portò ad una serie di 5 ritiri del milanese nelle 5 ultime gare tutti causati dalla rottura dei propulsori. Un errore fatale in quel di Maranello che costò il mondiale ad Alboreto e la fine del sogno per i tifosi italiani. Il titolo lo vinse Alain Prost e al buon Michele non rimase altro da fare che sperare in una seconda occasione, che però non sarebbe mai arrivata. Di certo non sarà stato contento il driver di Rozzano, ma quell’anno ancora oggi è ricordato come l’ultimo in cui un italiano in Ferrari ha sfiorato il titolo iridato in Formula 1.