in foto: Maurizio Arrivabene– Getty Images

Quella di Silverstone è stata una gara da dimenticare per la Ferrari: su una pista che vedeva favorite le Mercedes le Rosse erano riuscite a limitare i danni fino a due giri dalla fine quando i problemi alle gomme di Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel hanno vanificato gli sforzi fatti fino a quel momento. Adesso il ritardo dalle Frecce d'argento nel campionato costruttori è di 55 punti mentre in quello piloti il tedesco è sempre in testa, ma con una sola lunghezza di vantaggio su Lewis Hamilton che nella gara di casa ha dominato.

Eppure la Rossa aveva dimostrato di poter dire la sua su un circuito che nelle ultime stagioni era stato avaro di soddisfazioni. Il terzo posto ottenuto da Raikkonen, tornato sul podio dopo il secondo posto di Monaco, ha reso meno amaro il passivo, ma quello ottenuto da Cavallino è un risultato che non può certo soddisfare Maurizio Arrivabene, team principal della Ferrari, che però preferisce guardare al futuro senza fare drammi. La strada verso il titolo è ancora lunga e il Cavallino ha dimostrato di sapersi rialzare

Anche se i motivi appaiono evidenti lamentarsi per un secondo e un quarto posto non è da Ferrari – sono state le sue parole -. Oggi abbiamo perso molti punti sia nella classifica costruttori che in quella piloti, questa è la realtà. Da qui dobbiamo ripartire e migliorare rapidamente con umiltà e determinazione

Una batosta difficile da digerire; nelle ultime gare la Rossa è apparsa in difficoltà nei confronti della Mercedes e solo la penalità di Hamilton in Austria, costretto alla rimonta dopo la sostituzione del cambio che gli è costata 5 posizioni sulla griglia di partenza, permette a Vettel di continuare a guidare la classifica. Il prossimo appuntamento del mondiale sarà in Ungheria, una pista che potrebbe favorire la SF70H; serve una pronta risposta per non dilapidare quanto di buono fatto fino ad ora è arrivare alla pausa estiva ancora davanti. Il duello con la Mercedes è più vivo che mai, ma la Ferrari ha già dimostrato di poter dire la sua in un campionato che si deciderà solo all'ultima gara.