Gli anni ’70 sono stati un periodo molto florido per la produzione motociclistica: tantissime le moto che hanno lasciato il segno nel cuore degli appassionati. Soprattutto questo decennio va ricordato per l’avvento delle Superbike, con le quali le case giapponesi sono entrate nel mercato del Vecchio Continente. Se dovessimo elencarle tutte la lista risulterebbe lunghissima e così, senza dimenticare la Moto Guzzi V7 Special, la Laverda 750 SF, la Triumph Trident T160, la Suzuki GS750, la Benelli Sei, l’MV Augusta 750 e tutte le altre protagoniste della decade, abbiamo scelto le cinque moto che forse più di tutte simboleggiano l’età d’oro degli anni ‘70 .

Honda CB750 Four.

Partiamo da una moto lanciata nel 1969 ma che ha avuto il suo massimo exploit dopo il 1970. Si tratta della prima superbike della storia che in qualche modo condizionò e rivoluzionò il concetto di produzione motociclistica. Stiamo parlando della Honda CB750 Four, la prima a presentare un motore a 4 tempi trasversale a 4 cilindri con albero a camme in testa (che divenne poi lo standard per le superbike), a cui aggiungeva altre novità mai viste prima: dall’accensione elettrica al freno a disco anteriore, fino al cambio a 5 marce, per sviluppare al meglio tutta i 67 CV di potenza del motore che permettevano di raggiungere una velocità massima di circa 200 km/h.

credits: americanmotorcyclist.comin foto: credits: americanmotorcyclist.com

Kawasaki 900 Z1.

Altra pietra miliare delle moderne Superbike, sempre ideata e prodotta nel Sol Levante, è la leggendaria Kawasaki 900 Z1, divenuta per forza di cose la principale rivale della Honda CB750. Proprio perché battuta sul tempo dalla Honda, la casa di Kobe ritardò l’uscita al 1972 e puntò sempre su un motore 4 cilindri a 4 tempi con doppio albero a camme in testa, ma decise di andare oltre aumentando la cilindrata, portata a 903 cc, e la potenza, 82 cavalli per una velocità massima di 210 km/h.

1973 Kawasaki 900 Z-1 Motorcycle

BMW R75/5.

La prima risposta europea all’invasione delle due ruote giapponesi arrivò dalla Baviera. Nel 1970, infatti, in contemporanea ai modelli R50/5 (da 500 cc), e R60/5 (da 600 cc), la BMW lanciò la storica R75/5 da 750 cc di cilindrata, che diventerà poi il modello che riporterà in auge la casa tedesca per ciò che concerne la produzione motociclistica. Si trattava di una moto in grado di tenere testa alle rivali grazie alle prestazioni del suo motore due cilindri boxer da 57 CV unito ad una linea elegante ed alla proverbiale solidità, marchio di fabbrica della casa teutonica.

BMW R75

Ducati 750 SS.

Passiamo ora all’italiana che forse più di tutti gli altri rappresenta l’icona motociclistica degli anni ’70, ossia la Ducati 750 SS, la moto che consacrò definitivamente la casa di Borgo Panigale nel gotha dei costruttori mondiali. Il modello, lanciato nel 1973 e prodotto in soli 1.200 esemplari, con motore bicilindrico a V a 4 tempi da 72 CV, a distribuzione desmodromica, non era altro che la versione da strada della moto da corsa 750 Sport, con la quale nel 1972 Paul Smart e Bruno Spaggiari avevano realizzato una storica doppietta alla 200 miglia di Imola.

credits: ducati.itin foto: credits: ducati.it

Yamaha RD350.

Chiudiamo questa cinquina con un’altra superbike giapponese, ma di dimensioni più ridotte rispetto a quelle presentate in precedenza. Forse la rappresentante più iconica di quella serie di moto dalle linee agili, che lasciavano comunque trasparire tutta la grinta e l’aggressività del motore, ossia la Yamaha RD350. Lanciata nel 1973, era dotata di un motore a due tempi bicilindrico frontemarcia raffreddato ad aria e con valvola lamellare, e aveva una potenza di 39 CV che le permetteva di raggiungere una velocità massima di 160 chilometri all’ora. Fu un grande successo, grazie anche al suo prezzo contenuto che ne faceva una moto alla portata di tutte le tasche, e proprio per questo fu in produzione fino al 1994.

Yamaha RD350