Un avvicendamento improvviso “per accelerare il processo decisionale e reindirizzare la strategie delle aree meno performanti”. Con queste parole Bill Ford, presidente esecutivo del colosso automobilistico statunitense fondato dal bisnonno nel 1903, ha annunciato lunedì le dimissioni del ceo di Ford, Mark Fields che sarà sostituito da James Hackett, 62 anni, entrato nel consiglio di amministrazione nel 2013. La decisione era nell’aria da qualche settimana, dopo che in un’assemblea degli azionisti Fields era stato contestato, fino a venerdì scorso, quando è stata presa la decisione di rimuoverlo dall’incarico.

Field era il manager che stava portando avanti il progetto di auto a guida autonoma e durante la sua gestione, durata meno di tre anni, aveva il compito di trasformare la casa automobilistica da semplice costruttore di auto tradizionali a casa dedicata alla mobilità alternativa. Una strategia che era stata precedentemente tracciata dal suo predecessore, Alan Mulally, che aveva salvato la Ford dalla crisi del 2008 senza ricorrere agli aiuti del Governo Usa.

Nei tre anni di gestione Fields il valore delle azioni Ford è calato di circa il 40%e il malumore dei soci si era fatto sentire quando, in Borsa a New York, la capitalizzazione di mercato era stata superata quella di Tesla, l’azienda californiana di Elon Musk produttrice di auto elettriche. La rivolta era arrivata quando gli azionisti erano venuti a conoscenza del piano di tagli della forza lavoro di circa 1.400 posti in America del Nord e in Asia, con l’obiettivo di ridurre i costi e migliorare la propria redditività.