I rappresentanti del gruppo Fiat Chrysler Automobiles non si sono presentati all’incontro programmato per ieri pomeriggio a Berlino con il Ministro tedesco dei traporti Alexander Dobrindt nell’ambito dell’indagine avviata in Germania sulle emissioni dei motori diesel in seguito allo scandalo dieselgate che ha travolto il gruppo Volkswagen negli Usa. Il gruppo Fca era atteso per fornire chiarimenti in merito alle emissioni di Nox di alcuni veicoli dei marchi Alfa Romeo, Fiat e Jeep, tra cui la 500X 2.0 Multijet, uno dei circa cinquanta modelli finiti sotto la lente del Kba insieme a quelli di Chevrolet, Dacia, Ford, Hyundai, Jaguar, Land Rover, Mercedes, Nissan, Opel, Porsche, Renault, Suzuki e Volkswagen per i quali le autorità tedesche sospettano gas di scarico al di sopra dei limiti consentiti.

Fca, attraverso i propri legali, ha chiarito la propria posizione in una lettera inviata mercoledì al Ministro tedesco, precisando che il confronto deve avvenire attraverso le autorità di omologazione italiane. Dobrindt, che sempre mercoledì aveva definito “illegali” i cosiddetti software shut-off, sistemi di taglio delle emissioni utilizzati da GM sui modelli Opel Zafira, Astra e Insignia, ha parlato di “comportamento non cooperativo e del tutto incomprensibile” in riferimento alla risposta arrivata da Fca.

A sostenere la decisione dell’ex Lingotto, il ministro dei Trasporti Derio che, nella serata di ieri, attraverso una nota, ha precisato la “piena disponibilità del costruttore Fca, i cui modelli sono omologati in Italia, nel fornire all’Autorità di omologazione le informazioni sulle emissioni, ma il dialogo ufficiale deve avvenire tra le Autorità di omologazione”, per l’Italia il ministero delle Infrastrutture e i Trasporti e per la Germania il Kba, “Così come previsto dalla direttiva quadro 2007/46/CE, invece che proseguire nell’interlocuzione diretta con il costruttore”.