Il Dipartimento di Giustizia Usa ha citato in giudizio il gruppo Fiat Chrylser Automobiles per la vicenza emissioni diesel. La denuncia è relativa a circa 104mila veicoli con motore ecodiesel 3.0 litri che sarebbero adotterebbero dei software non dichiarati in grado di manipolare le emissioni durante l’omologazione dei veicoli. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che “le funzioni dei software permettano di eseguire in modo diverso e meno efficace durante alcune normali condizioni di guida e i test federali sulle emissioni, con conseguente aumento delle emissioni di inquinanti atmosferici nocivi”.

Otto funzionalità per manipolare le emissioni.

I veicoli convolti sono i modelli Fca Ram 1500 e Jeep Gran Cherokee prodotti dal 2014 e 2016 e commercializzati negli Stati Uniti con almeno otto funzionalità di software che non sono stati citati nelle richieste di certificazione di conformità. Tali caratteristiche “da sole o in combinazione” sarebbero in grado di influenzare i sistemi di controllo delle emissioni di veicoli, aggirandoli o rendendoli inoperativi. La vicenda era nell’aria da alcuni giorni e l’ex Lingotto ha sempre ribadito la correttezza del proprio operato. La notizia ha fatto scivolare il titolo del gruppo alla fine della giornata di contrattazioni a Piazza Affari, dove ha perso il 4%. A differenza allo scandalo emissioni che ha coinvolto il gruppo Volkswagen, la causa contro Fca contesta gli aspetti civili della questione, richiedendo un provvedimento ingiuntivo e sanzioni civili da valutare. Secondo l’Environmental Protection Agency (EPA) il gruppo rischia una multa fino a 44.539 dollari per ciascun veicoli coinvolto, per un totale di 4,63 miliardi.

Fca: "Ci difenderemo con vigore"

Il gruppo Fca si è detto “amareggiato” dalla decisione del Dipartimento di Giustizia. In una replica ufficiale, il gruppo ha sottolineato di aver sviluppato software di controllo delle emissioni aggiornati in risposta alle preoccupazioni dell’Epa e del California Air Resources Board (Carb) e di aver presentato istanza di certificazione delle emissioni dei veicoli diesel per i modelli incriminati, sostenendo con fermezza la propria posizione. “Ci difenderemo con vigore, in particolare dall’accusa di aver installato deliberatamente software per manipolare le emissioni durante i test”.  “Fca – prosegue il gruppo – collabora da mesi con l’Epa e il Carb per chiarire le questioni relative alla tecnologia di controllo delle emissioni dei modelli coinvolti”.