Lo scandalo Dieselgate non smette di propagarsi: a finire nel mirino, stavolta, è stata la Porsche Cayenne che monterebbe un dispositivo di protezione illegale in grado di alterare il livello delle emissioni in modo che siano in linea con le norme anti-inquinamento. Appena un mese fa era stato il Ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, a ordinare il richiamo delle vetture equipaggiate con motori 3.0 TDI; adesso, invece, è la Svizzera a dichiarare guerra alla casa di Stoccarda.

Divieto di immatricolazione in Svizzera.

L'ufficio federale delle strade (USTRA), infatti, ha emanato una direttiva che vieta l'immatricolazione in Svizzera dei modelli di Porsche Cayenne con motore diesel in versione 3 litri e non conformi "per accertate irregolarità sui gas di scarico". Il provvedimento è temporaneo, destinato agli uffici della circolazione e riguarda unicamente le vetture di prima immatricolazione, mentre sono escluse quelle già targate, che dovranno comunque essere messe in regola nel minor tempo possibile; i veicoli coinvolti potranno essere immatricolati come nuovi solo una volta rimessi a norma. Le auto già immatricolate in Svizzera potranno, invece, continuare a circolare o essere vendute sul mercato dell'usato: i proprietari saranno comunque rintracciabili, in vista di eventuali campagne di richiamo, tramite i dati a disposizione di USTRA e uffici della circolazione.

Il richiamo per i modelli di Porsche Cayenne incriminati è previsto per il prossimo autunno; l'intervento potrà essere effettuato in una qualsiasi officina del marchio tedesco, durerà circa un'ora e mezza e sarà completamente gratuito. La casa, dal canto suo, ha già fatto sapere di voler collaborare e di assumersi la piena responsabilità per quanto accaduto concordando con le autorità un aggiornamento del software come misura correttiva. Gli effetti del Dieselgate continuano a farsi sentire, l'ultima puntata della vicenda sembra lontana dall'essere scritta.