in foto: Jules Bianchi con la divisa della Rossa di Maranello.

Un'altra carriera spezzata, un ricordo che non sbiadisce con il tempo: sono passati due anni dalla morte di Jules Bianchi. Era il 17 luglio del 2015 quando il pilota francese smise di lottare, costretto in un letto d'ospedale dal terribile incidente capitatogli a Suzuka il 5 ottobre 2014 quando la sua vettura andò a sbattere contro una gru che stava rimuovendo la monoposto di Adrian Sutil, finita fuori pista. Uno schianto tremendo, l'impatto violento contro il mezzo e la situazione che apparve subito grave con il trasporto all'ospedale di Yokkaichi dove subì un intervento per ridurre l'ematoma al cervello.

Attimi interminabili quelli dello schianto, immagini che lasciano una profonda tristezza per una tragedia che poteva essere evitata. Una carriera appena iniziata eppure già brillante con un probabile futuro in Ferrari ad attenderlo: la commissione d'inchiesta chiamata a giudicare dichiarò non colpevoli I soggetti indagati in un dossier di 396 pagine. Neanche quella avrebbe restituito Bianchi alla sua famiglia e al mondo della Formula 1; da quel giorno, però, i suoi familiari si battono per avere giustizia.

Un destino crudele quello che il Fato ha voluto riservare a Jules Bianchi, accomunandolo ai grandi del passato, scomparsi mentre davano sfogo alla propria passione, mossa da quattro ruote e spinta da un motore. Rimane il ricordo di ciò che poteva essere e non è stato non per demeriti del giovane pilota, ma solo perché la vita, a volte troppo crudele, ha deciso così. Sono passati due anni da quel terribile giorno in cui Jules Bianchi ha smesso di lottare, perdendo la gara più importante della sua vita. Due anni lunghissimi in cui il suo ricordo è stato sempre presente: i tifosi della Formula 1 non hanno dimenticato il suo volto sempre sorridente, il talento appena espresso ma ben visibile, la sua voglia di dimostrare che sotto la tuta batteva un cuore mossa dalla passione per i motori. Sono passati due anni, ma il ricordo di Jules Bianchi è più vivo che mai.