Cielo grigio su, battaglie incandescenti giù. Sono gli ultimi cinque giri ad accendere la domenica uggiosa all'Osterreichring. Vettel, con gomme posteriori meno degradate, si lancia all'inseguimento di Bottas ma restano sei decimi di vantaggio, in una gara che storicamente favorisce distachi molto contenuti: è la dodicesima volta in cui primo e secondo arrivano separati da meno di 5″. La seconda vittoria di Bottas, la 69ma per la Mercedes, favorisce comunque Vettel, che si accontenta del secondo posto e allunga a 20 punti nel Mondiale su Hamilton. Il britannico sogna la rimonta, certo meno scintillante della risalita di Hakkinen nel 1999 (a podio dopo lo scontro con Coulthard, il testacoda e la ripartenza all'ultimo posto), ma sbatte sulla difesa muscolare di Ricciardo, al primo podio per Ricciardo in Austria, dove non era mai andato oltre il quinto posto. Firma però il nuovo giro record all'Osterreichring, 1'07.411, un secondo più basso dell'1:08.337 di Michael Schumacher nel 2003. Solo quinto Raikkonen, davanti a Grosjean, Perez, Ocon e alle due Williams, partite in prima fila nel 2014 e fuori in Q1 quest'anno, di Massa e di un sempre più solido Stroll.

Bottas, partenza regolare. Verstappen, altro botto.

Si era lamentato Verstappen della scarsa resa dei motori Renault. Ma crea incidenti per la terza gara di fila, l'olandese non più tanto volante, che parte malissimo e finisce fuori alla prima curva per un incidente con Alonso e Kvyat che ritarda il punto di frenata per difendersi da Sainz, prende l'asturiano che travolge Verstappen. "Non possono giocare a bowling" si lamenta via radio Alonso, al quinto ritiro stagionale come Verstappen. "Siamo partiti bene" spiega ai microfoni Rai, "alla prima curva sono arrivate un po' di macchine troppo veloci, spero che la prossima volta saremo più fortunati". Peccato per i 12mila tifosi olandesiche si sono accampati fuori dal circuito e hanno riempito gli spalti. Scatta invece benissimo Ricciardo che si infila con una manovra muscolare su Raikkonen, costretto anche oltre il cordolo per non perdere posizione, alla terza curva. Bottas, "assolto" dal sospetto di possibile partenza anticipata (va sotto investigazione ma i sensori dimostrano un tempo di reazione regolare di 0.2 secondi), amministra il vantaggio nell'88mo GP con una Mercedes in testa per almeno un giro, agganciata la Renault al settimo posto all-time.

Vettel e Bottas sicuri.

Hamilton, che al ventesimo giro ha fatto segnare la velocità più alta in ciascuno dei tre settori, impiega sette giri per rientrare fra i primi cinque, dopo il sorpasso alla quarta curva su Grosjean. Il britannico spinge con pista libera con le Supersoft, che denotano un gap, come in qualifica, di circa tre decimi rispetto alle Ultrasoft scelte dai top driver. Dopo i quindici giri, però, Hamilton prende il ritmo di Bottas e Raikkonen, su un asfalto non così aggressivo che però gli crea, come spiega ai suoi ingegneri di pista, qualche primo segnale di sovrasterzo, per un deterioramento alla posteriore destra.

Hamilton, che recupera dieci secondi in una decina di giri, si avvicina inesorabilmente a Raikkonen, ma ha un problema di surriscaldamento al freno anteriore sinistro. Non un buon segnale, vista la rottura del disco anteriore destro nelle libere di venerdì, per un malfunzionamento del brake by wire con conseguente spostamento del bilanciamento della frenata tutto sul davanti. Ma al 30mo giro, vicini allo scollinamento di metà gara, viaggia sugli stessi tempi del compagno di squadra, che con una guida più pulita ha sollecitato meno le gomme e riesce a restare sotto l'1.09 dopo 36 giri.

Sosta a sorpresa: Hamilton si ferma prima di tutti.

Il vice-campione del mondo, che non ha mai vinto partendo oltre la sesta posizione, mantiene un distacco sotto il secondo da Raikkonen ma spiazza tutti. E' il primo nel gruppo dei primi 10 a fermarsi, al giro 32, per passare alle Ultrasoft. Ma già dopo otto giri, la posteriore destra mostra preoccupanti segni di decadimento.

La Ferrari, però, reagisce solo al giro 35 con la prima sosta di Vettel. "Non siamo stati sorpresi" ha detto Alberto Antonini, "non sarebbe stato saggio coprire subito Hamilton". Raikkonen ha ancora qualche problema con un settaggio della power unit, per cui gli viene chiesto di passare alla modalità C71. "Ma non so come arrivare a C71" risponde spazientito via radio, anche perché Iceman ha un volante con una configurazione diversa dagli altri.  Si ferma prima Ricciardo, che rientra quarto con le Supersoft, appena davanti a Hamilton.

La tardiva sosta di Raikkonen.

Raikkonen si ferma solo al 44mo giro, magari per creare la possibilità di rallentare il ritmo gara di Bottas: ma il finlandese della Mercedes, l'83mo pilota a superare i 100 giri in testa, sfrutta il divario con la gomma nuova e lo sorpassa con evidente facilità. Non si creano le condizioni per restare davanti a Hamilton. Dopo i 2.7 secondi di sosta, rientra quinto, dietro al britannico, con le Supersoft. Il ritiro di Sainz, il terzo stagionale, destinato ad aumentare i malumori dello spagnolo che ha già annunciato di non voler restare un quarto anno alla Toro Rosso, non cambia la storia del finale di gara.

I duelli finali.

Bottas mantiene costantemente tre chilometri orari di vantaggio su Vettel allo speed trap, con una vettura che appare meglio bilanciata rispetto a quella di Hamilton che spinge, si affanna ma non viaggia su tempi non sono all'altezza di Bottas e  Vettel. "La Mercedes può essere una macchina perfetta, ma basta pochissimo perché le cose comincino a funzionare meno bene" spiegava Lauda alla vigilia.

Nonostante le difficoltà in trazione, in uscita dalle curve a media velocità, Hamilton si lancia all'inseguimento di Ricciardo che però aumenta la velocità allo speed trap. "E' un blister che, abbiamo visto nelle libere, non gli dà fastidio in termini di prestazione ma accelera l'usura" spiega ai microfoni Rai il responsabile Pirelli, Mario Isola. Ma Bottas paga più di qualcosa, mentre Vettel a cinque giri dalla fine scende a meno di due secondi di distacco e qualche goccia di pioggia comincia a sentirsi alla curva 9. La tensione si legge sul volto di Lauda e Wolff, ma il vero lupo è Vettel. Sente la preda, sente profumo di vittoria. Ma è un profumo che illude, un fuoco che non lascia cenere.