in foto: FCA Group

Tegola per il gruppo Fca: l'Unione Europea, infatti, ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia per violazione delle norme sull'omologazione degli autoveicoli, in particolare per quanto riguarda le emissioni. Con la lettera di messa in mora, primo passaggio della procedura di infrazione alle norme Ue, la Commissione chiede che l’Italia risponda entro due mesi alle preoccupazioni sull'adozione di misure insufficienti per quanto riguarda le strategie di controllo delle emissioni e sull'utilizzo di "defeat device" illegali o meno su alcuni dei modelli del gruppo.

Secondo quanto stabilito dalle norme europee, infatti, spetta alle autorità nazionali verificare che un tipo di automobile soddisfi tutte le norme prima che siano vendute. Nel caso in cui un costruttore violi le norme vigenti saranno proprio le autorità nazionali a dover adottare misure correttive e sanzioni. A finire nel mirino sarebbe il motore 2.0 diesel Multijet con la quale è equipaggiata la Fiat 500X. Il caso in questione è quello risalente al 2016 quando il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, ha denunciato delle ipotetiche emissioni irregolari di ossidi di azoto da parte di alcuni veicoli del gruppo Fca.

L'Italia ha due mesi di tempo per fornire delle risposte.

I test effettuati nel febbraio scorso avrebbero smentito le accuse, ma la Commissione Ue ha deciso di avviare la procedura chiedendo ora formalmente di di dare una risposta alle sue preoccupazioni circa l'insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica – e quindi alla legittimità – dell'impianto di manipolazione usato e di chiarire se l'Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda i veicoli Fca in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili. Il sospetto è che l'azienda italiana abbia utilizzato un software per alterare le emissioni di NOx per farle rientrare nei limiti di legge. La normativa Ue vieta l'uso di impianti di manipolazione come software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova, a meno che essi non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo. L'Italia ora ha due mesi di tempo per replicare, se le risposte non saranno sufficienti si andrà avanti con la procedura di infrazione.