in foto: La Ferrari SF16–H – Getty Images

Quella 2016 sarà una stagione da dimenticare per la Ferrari. Il Cavallino di Maranello sembra tutto fuorché rampante: tra ritiri, penalità, strategie sbagliate e problemi di varia natura, la SF16-H, la vettura che nei proclami di inizio stagione avrebbe dovuto finalmente interrompere l'egemonia della Mercedes, si è rivelata un fiasco. Il mondiale costruttori è ormai andato, ancora una volta nelle mani della casa di Brackley, quello piloti è un affare tra Frecce d'argento e nella casella delle vittorie c'è ancora uno zero difficile da cancellare.

In principio fu la 312 B3.

Un ritorno al passato per la Rossa più famosa d'Italia che raramente ha chiuso la propria stagione senza salire almeno una volta sul gradino più alto del podio. Per evitare questo fastidioso record la SF16-H ha ancora 3 gare: l'obiettivo, con la sola matematica ad alimentare le speranze ferrariste di accaparrarsi il secondo posto nel mondiale, è quello di non raggiungere le antenate nella "Hall of Shame" di Maranello. Il team più vincente della Formula 1, infatti, nasconde anche un lato oscuro fatto di stagioni completamente da dimenticare. La prima vettura – prendendo in esame l'istituzione nel mondiale costruttori, nel 1958, e la consuetudine di adottare una sola vettura a stagione – ad essere inserita in questa classifica fu la Ferrari 312 B3 che prese parte al mondiale 1973. Nove corse e nessuna vittoria, ma il numero risicato di eventi potrebbe essere una parziale giustificazione.

A conoscere la delusione dell'eterna sconfitta furono anche Gilles Villeneuve e Jody Schekter che nella stagione 1980 furono costretti a guidare la Ferrari 312 T5, semplice evoluzione della vettura che l'anno prima dominò il mondiale. Ricordata come una delle monoposto meno competitive nella storia del Cavallino, riuscì a conquistare solamente 8 punti in tutta la stagione. Sei anni dopo Maranello rimane ancora ferma al palo: è la Ferrari F1-86 a farsi ricordare per le prestazioni opache e soprattutto per la scarsissima affidabilità in pista.

Il buio di inizio anni '90.

Il periodo più buio della storia in Rosso risale ai primi anni '90. Quella del 1991 rientra sicuramente tra le peggiori. La stagione parte male fin dall'inizio: per la prima volta nella storia la 642 F1, questo il nome scelto, non viene presentata nella tradizionale sede di Maranello, ma al Mugello. Presagio nefasto che si manifesta nel corso della stagione; neanche l'adozione della 643 F1 e due piloti dall'indiscusso valore come Jean Alesi e soprattutto Alain Prost riescono a salvare l'onore. Lo zero si materializza impietoso. La stessa sorte tocca alla F92 A: al posto di Prost c'è l'italiano Ivan Capelli, ma la monoposto riesce solo a raccogliere le briciole contendendosi il titolo di vettura meno competitiva di sempre con la 312 T5. In 16 gare sono solo 21 i punti raccolti con una sequenza di ritiri impressionante: saranno appena 3 i Gp in cui entrambi i piloti vedranno la bandiera a scacchi. Cambiano ancora i piloti, nasce la F93 A, ma il risultato è lo stesso. Berger prende il posto di Capelli, la sostanza non muta: ancora una zero nella stagione 1993, ancora una volta la Ferrari perde l'onore.

Alonso e Raikkonen ultimi con zero vittorie.

A mettere una pietra sopra alle disavventure di inizio anni '90 arriverà Michael Schumacher che porterà il Cavallino sul tetto del mondo conquistando ben 5 campionati piloti e 5 costruttori consecutivi. Dopo l'abbandono del tedesco, però, c'è ancora posto per una stagione da dimenticare. E' quella del 2014, in pista scende la F14 T. Fernando Alonso e Kimi Raikkonen sembrano una garanzia di successo, ma l'era dell'ibrido è segnata dall'ascesa della Mercedes. La Rossa si dimostra da subito poco competitiva, alla fine dell'anno saranno ancora una volta 0 zero vittorie. Ed eccoci alla stagione 2016, la prima con 21 gare in calendario. Mancano ancora 3 Gran Premi prima della conclusione, la SF16-H è vicina ad entrare nella Hall of Shame insieme alle sue antenate: per evitarlo serve un guizzo, una colpo di coda che impedisca il naufragio di una stagione partita con molte aspettative e conclusa con scarsi risultati. Il destino è nelle mani della Rossa: vergogna o dimenticatoio, la sottile linea che divide le due passa da una vittoria.