21 luglio 2017 – 21 luglio 2002, facciamo un salto indietro di 15 anni. Oggi, la classifica iridata della Formula 1 vede Sebastian Vettel e Lewis Hamilton distanziati da un solo punto in classifica, con Valtteri Bottas, non molto distante, pronto a fare da terzo incomodo. Tutto lascia presagire che la conquista del titolo sia una questione che si deciderà all’ultimo Gran Premio in programma. Un campionato molto equilibrato che di gara in gara cambia le carte in tavola a seconda di quale protagonista abbia ottenuto il risultato migliore nella cora immediatamente precedente, salvo poi essere immediatamente smentiti dalla pista.

La ricorrenza: Schumi dopo Fangio.

Ma in Formula 1 non sempre è stato così, ci sono state infatti delle stagioni in cui fin dall’inizio vi è stato un dominatore assoluto che ha messo tutti in riga. E proprio quindici anni fa c’è stato il titolo più veloce della storia e anche quella volta, come oggi, c’è un tedesco alla guida della Ferrari davanti a tutti in classifica, ma in quell’occasione proprio il 21 luglio festeggiava il suo quinto titolo mondiale, eguagliando dopo 45 anni quel record di Juan Manuel Fangio rimasto fino ad allora inavvicinabile per chiunque, con ben 6 gare d’anticipo cosa mai riuscita a nessuno prima. Ovviamente stiamo parlando che da lì a qualche anno diventerà il pilota più vincente della storia della Formula 1, vale a dire Michael Schumacher.

L'anno d'oro del Cavallino.

Il tedesco si appresta a vivere il suo settimo anno in Ferrari con i favori del pronostico per quanto riguarda il titolo iridato, essendone il detentore delle ultime due edizioni. Nel campionato precedente, infatti, aveva quasi doppiato i punti ottenuti dallo scozzese David Coulthard, giunto secondo. Il campionissimo di Hurt e la sua F2001 avevano impressionato tutti per i quattordici podi conquistati (9 vittorie e 5 secondi posti) sulle diciassette in programma. E la nuova F2002, già dai primi test, sembrava essere ancora più performante della precedente monoposto sfornata dalla casa di Maranello, anche se fare meglio di quanto fatto nel campionato precedente sembrava davvero un’impresa ardua.

La stagione e la vittoria mondiale.

Con queste premesse prende il via la nuova stagione di Formula 1 e già in Australia, nel Gran Premio inaugurale, lo strapotere delle Rosse, che per l'occasione gareggiano con la vettura dell'anno precedente, viene subito a galla. Nonostante la carambola del via con il fratello Ralf, il campione del mondo in carica si impone nettamente sugli avversari, con il colombiano Montoya su Williams che arriverà al traguardo con oltre 18 secondi di ritardo dal tedesco.

Il secondo GP stagionale, in Malesia, per gli avversari del Cavallino fu quello dell’illusione. Michael conquista la pole, al via ancora contatto con una Williams, questa volta quella di Montoya, e Schumi perde l'alettone anteriore, mentre il colombiano, dopo una breve escursione nella via di fuga, rientra in pista in undicesima posizione. Sembra finita ma non è così. Rapida sosta ai box e la F2002 del tedesco che uno dopo l’altro infila gli avversari riuscendo a piazzarsi sul gradino sul basso del podio, dopo aver superato Button proprio all’ultimo giro. Il tutto mentre il fratellino Ralf passa per primo sotto la bandiera a scacchi.

Il trionfo al termine del Gp di Francia.

Già si parla di mondiale riaperto, di fine dell’egemonia della casa italiana e di una F2002 non all’altezza delle precedenti. E invece proprio da lì comincerà un dominio incontrastato del binomio Schumi-Ferrari, come mai si era visto prima, con il tedesco che piazza una vittoria dopo l’altra infliggendo distacchi abissali ai rivali. E il 21 luglio, al termine del GP di Francia, si laurea già matematicamente campione del mondo con ancora 6 gare da disputare (come nessuno mai era riuscito a fare prima).

La fame di vittorie del tedesco.

Ma la fame di vittoria di Michael non si placa e alla fine saranno 11 successi, 5 secondi posti e, come peggior risultato, proprio quella terza posizione ottenuta sul circuito di Sepang. Per Schumacher sarà il quinto alloro personale (il terzo con il Cavallino) con 67 punti di vantaggio sul compagno di scuderia Barrichello e ben 94 sul colombiano Montoya. Ma non solo. Questa stagione sarà ricordata per sempre perché il campione di Hurt è diventato l’unico pilota ad esser salito sul podio in tutte le gare in programma, un incredibile 17 su 17 nell’anno del titolo più “veloce” nella storia della Formula 1.