Nel prossimo week end la Formula 1 tornerà in pista e lo farà sull’Hungaroring dove andrà in scena l’undicesima prova stagionale. Il GP d’Ungheria vedrà dunque un nuovo episodio di questo duello Ferrari vs Mercedes che sta animando questo campionato mondiale fin dalle prime fasi. Si correrà però su un circuito molto amato da Lewis Hamilton che con la vittoria della scorsa edizione ha portato a cinque il numero di successi in carriera in terra magiara, staccando dunque Michael Schumacher che nella periferia di Budapest si è imposto in 4 occasioni, l’ultima delle quali nel 2004. Successo che valse la certezza che entrambi i titoli iridati, sia quello costruttori che quello piloti, sarebbero andati alla Ferrari.

I due obiettivi del Cavallino.

In quella stagione il Gran Premio d’Ungheria è il tredicesimo appuntamento del mondiale. La Ferrari, fin lì assoluta dominatrice della stagione, arriva nella capitale ungherese con la possibilità di aggiudicarsi matematicamente il titolo riservato ai costruttori già con cinque GP d’anticipo, e di estromettere dalla lotta per l’alloro il terzo incomodo Jenson Button, lasciando così la coppia del Cavallino Michael Schumacher e Rubens Barrichello a giocarsi l’Iride nelle restanti 5 gare.

Una prima fila tutta Rossa.

Come da pronostico, in qualifica la scuderia di Maranello monopolizza la prima fila: Schumi chiude in pole position davanti al compagno di squadra brasiliano. Alle loro spalle si piazzano le due BAR di Takuma Sato e Button, con il giapponese che precede il britannico. A seguire nell’ordine partiranno Fernando Alonso, Antonio Pizzonia, Juan Pablo Montoya e Giancarlo Fisichella. Chiudono la top dieci l’italiano Jarno Trulli e il finlandese Kimi Raikkonen. Qualora in gara dovesse essere confermata questa classifica la Ferrari centrerebbe entrambi gli obiettivi postisi alla vigilia.

Sull’Hungaroring è dominio totale: Schumi e Barrichello di un altro pianeta.

Al via i due alfieri del Cavallino scattano bene: il tedesco mantiene la leadership mentre Barrichello, nonostante una buona partenza di Fernando Alonso che lo tallona, riesce a rimanere attaccato agli scarichi del compagno di scuderia, proteggendogli così le spalle. Button intanto è quinto, sorpassato anche da Juan Pablo Montoya. Dietro l’inglese seguono Trulli, Raikkonen e Sato, autore di una brutta partenza dalla terza casella della griglia. Qualche giro più tardi però il finlandese della Mclaren è costretto al ritiro per un problema al motore. La gara poi procede senza altri grandi colpi di scena, con Schumacher e Barrichello in testa con un passo nettamente superiore a tutti gli altri. Tant’è che a metà corsa il campionissimo di Hurt può vantare un vantaggio di quaranta secondi su Alonso e di cinquanta su Montoya. La gara si trascina così fino al quarantaduesimo passaggio, quando anche Trulli è costretto a fermarsi per un problema meccanico alla sua Renault.

Michael, Rubens e Ferrari: missione compiuta.

Si arriva al traguardo senza altri colpi di scena. Per Michael Schumacher è la dodicesima vittoria stagionale e, grazie al secondo posto del brasiliano, per la Ferrari la settima doppietta dell’anno. Il terzo gradino del podio è occupato dallo spagnolo Alonso che precede Montoya e Button. La scuderia di Maranello conquista dunque il titolo di Campione del Mondo Costruttori per la sesta volta consecutiva e con ben cinque gare di anticipo. E, Inoltre, con la quinta posizione finale dell’inglese della BAR, ottiene la certezza matematica che a portare a casa il titolo individuale sarà ancora una volta uno dei suoi due piloti, che come è evidente sarà Schumacher che si prenderà lo scettro nel successivo GP del Belgio. Per il tedesco quello datato 15 agosto 2004 sarà anche l’ultimo successo in terra magiara della sua vincente carriera in Formula 1.