Domani la MotoGP è di scena al Sachsenring per il GP di Germania, nono appuntamento stagionale. Da sette anni la gara in terra tedesca della classe regina ha un solo padrone, la Honda. Infatti dal 2010 il gradino più alto del podio è sempre stato occupato da uno degli alfieri del team HRC, prima con il tris di Dani Pedrosa (2010,2011 e 2012) e poi con il poker di Marc Marquez (2013,2014,2015 e 2016). L’ultimo anno dunque in cui in Sassonia non si assistette ad una vittoria di un pilota Honda fu il 2009 quando a svettare su tutti furono le due Yamaha di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, protagonisti di un duello infuocato rimasto nella storia della MotoGP.

Yamaha vs Stoner per il titolo.

Anche in quel 2009 il GP teutonico fu il nono appuntamento stagionale, ma la situazione della classifica provvisoria non era così equilibrata e incerta come quest’anno. In lotta per il titolo iridato erano in tre: i due centauri della Yamaha e Casey Stoner su Ducati, mentre Dani Pedrosa sembrava già aver abbandonato le chance mondiali dopo il ritiro ad Assen ma a cui la vittoria negli Stati Uniti gli aveva ridato qualche flebile speranza.

Rossi in pole davanti a Lorenzo e Casey.

E così il 19 luglio a scattare davanti a tutti sulla griglia di partenza del Sachsenring ci furono proprio i piloti della casa di Iwata con Rossi in pole a precedere Lorenzo, affiancati dall’australiano della Rossa di Borgo Panigale che aveva chiuso la qualifica con il terzo tempo davanti al compagno di squadra Nicky Hayden. Mentre lo spagnolo della Honda non era riuscito a fare meglio dell’ottavo crono finendo dietro anche ad Alex De Angelis, Randy De Puniet e Colin Edwards.

Pedrosa e Stoner: fuoco di paglia.

Pronti, via e prima del maiorchino fu Casey Stoner a insidiare la leadership del Dottore. Mentre Dani Pedrosa scattò da ottavo a secondo per poi però venire risucchiato dal resto del gruppo. Infatti dopo la partenza lanciata del marchigiano, l'australiano della Ducati ricucì con pazienza il divario e dopo qualche giro riuscì addirittura a passare al comando, prendendo anche qualche metro di vantaggio sulla Yamaha numero 46. Ma il fenomeno di Tavullia tornò sotto gli scarichi della Desmosedici piazzando poi il sorpasso che affondò definitivamente l'australiano, che già prima del via aveva sofferto a causa di strani problemi di debolezza fisica.

Il Dottore insegna motociclismo: in fila Lorenzo e gli altri.

Ad insidiare il primato di Valentino rimase così il solo Jorge Lorenzo che prima raggiunse il compagno di squadra e poi lo sorpassò. Anche al Sachsenring, come già era successo in quella stessa stagione al Montmelò, a cinque giri dalla fine sembrava che la vittoria fosse destinata al maiorchino e che al compagno di squadra non restava altro da fare se non accontentarsi del secondo posto. Ma il pesarese non è tipo da accontentarsi e così, a due giri dalla bandiera a scacchi sopravanzò Lorenzo nonostante le sue gomme lo avessero già salutato da tempo. Nelle ultime due tornate, poi, il Dottore salì in cattedra insegnando motociclismo resistendo agli attacchi del compagno di team chiudendo tutte le entrate possibili con staccate sempre più al limite andando poi a tagliare il traguardo con 99 millesimi di vantaggio sullo spagnolo. Sul terzo gradino del podio salì Dani Pedrosa che riuscì ad avere la meglio nel duello con Casey Stoner, che chiuse dunque in quarta posizione.

Una vittoria tra record, leggende e titoli iridati.

Un successo che consentì a Valentino di riscrivere ancora una volta la storia del Motomondiale: centrata la vittoria numero 101 in carriera e soprattutto raggiunta la leggenda Giacomo Agostini per numero di podi conquistati (quello del GP di Germania fu il 159°). Un trionfo che lo portò poi ad avere 14 punti di vantaggio su Lorenzo, 38 su Stoner e 68 su Pedrosa, gettando così le basi per andare la conquista del nono titolo iridato della sua carriera (ad oggi l’ultimo).