Ci siamo. Il week end di Misano è già in corso con quasi tutti i grandi protagonisti della MotoGP in pista, sul circuito intitolato a Marco Simoncelli per mettere a punto le proprie moto in vista della gara di domenica. Quelli più attesi sono sicuramente i tre rimasti in lotta per il Mondiale, cioè il leader provvisorio Andrea Dovizioso, il campione del mondo in carica Marc Marquez e il “nuovo che avanza” Maverick Vinales. Grande protagonista però nel GP di San Marino sarà soprattutto l’assenza di Valentino Rossi che per la prima volta dal 2007, vale a dire da quando il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini è entrato stabilmente nel calendario del Motomondiale, non sarà in griglia di partenza. La sua però è un’assenza che si farà sentire, a maggior ragione dopo la scelta della Yamaha di non sostituirlo e lasciare la sua M1 ferma ai box in quel di Misano, con motore spento. Paradossalmente dunque un silenzio che fa molto rumore.

Causa infortunio il Dottore non potrà ripetersi, non potrà centrare il poker di successi nella pista di casa, distante solo 14 chilometri dalla sua Tavullia e intitolata al suo grande e sfortunato amico Marco Simoncelli. Un circuito con il quale ha un gran feeling e nel quale si è tolto gran belle soddisfazioni: l’ultima nel 2014, quando battendo l’allora compagno di squadra Lorenzo diventò il pilota vincente più longevo della storia del Motomondiale, e prima ancora nel 2009, nell’anno in cui conquisterà quello che ad oggi è il suo ultimo titolo iridato. Ma la prima grande “gioia romagnola” di Valentino ha una data precisa: 31 agosto 2008.

Valentino vs Casey: duello Mondiale.

Fu quel giorno infatti che si disputò la tredicesima prova del Mondiale 2008. A Misano si arrivò con Valentino Rossi su Yamaha che grazie alle ultime due vittorie consecutive aveva staccato abbondantemente staccato in classifica il campione in carica Casey Stoner che con la sua Ducati era stato protagonista di tante (troppe) cadute. E così si arrivò al Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini con l’australiano obbligato a battere il fenomeno italiano per continuare a coltivare il sogno iridato. Casey lo sa e così spinge fortissimo fin dal sabato, quando centrò la pole proprio davanti alla M1 numero 46. In gara il copione fu lo stesso: partito in testa trovò in Pedrosa un alleato involontario a fare da tappo su Rossi ed ecco che il vantaggio sul rivale arrivò fino a 4 secondi. A quel punto però il pesarese decise che era arrivato il momento di fare sul serio e, buttata via la calcolatrice, saltò lo spagnolo della Honda per lanciarsi all’inseguimento dell’australiano.

Rossi a caccia di Rolling Stoner.

Casey, non al meglio a causa di una frattura allo scafoide rimediata in una delle tante cadute stagionali, venne avvicinato da Valentino ma fino al settimo giro riuscì a tenere ancora un buon margine Dottore. Nel giro successivo arrivò però il colpo di scena: la Ducati numero 1, incalzata dalla Yamaha con il 46 giallo sul cupolino, finì, per l’ennesima volta in stagione, per terra, lasciando così strada libera a Rossi che, gestendo la gara e limitando al minimo i rischi, si involò verso il traguardo, conquistando la prima vittoria in carriera sul circuito di casa.

La prima volta “a casa” vale un pezzo di titolo iridato.

Fine della storia e dei giochi per il titolo iridato. Il campionissimo di Tavullia con quella ottenuta a Misano eguagliò il record di 68 successi nella classe regina stabilito molti anni prima dal quindici volte campione del mondo Giacomo Agostini e mise una serissima ipoteca sul Mondiale, per il quale a quel punto mancava praticamente solo la conferma matematica, che ottenne poi due gare più tardi a Motegi e che ne sancì il definitivo ritorno sul trono della MotoGP.