Vittoria, giro veloce, testa del Mondiale. Marquez la vince da campione, a Misano, con un attacco piratesco alla prima del Parco, all'ultimo giro. Aspetta a lungo, dietro Petrucci che fa l'andatura ma non se lo scrolla di dosso, che sogna la vittoria ma non può mai abbandonare l'inquietudine per quell'avversario che ne replica traiettorie e tempi. Petrucci si prende comunque il quarto podio in carriera, il secondo in casa quest'anno dopo il terzo posto del Mugello, bruciato da chi qui ha firmato cinque successi, più di chiunque altro. E un motivo ci sarà.

La lotta Mondiale.

Marquez aggancia la vetta del Mondiale, a 199 punti come Dovizioso, terzo ma mai in lotta da quando la pista inizia ad asciugarsi. Il suo primo podio a Misano, comunque, è più che un limitare i danni. Vinales è adesso terzo a 183 punti, e può ancora dire la sua. Rossi resta quarto, Pedrosa gli rimane dietro e dice addio ai sogni di gloria. Ogni punto, però, vale, è il premo del sudore e dell'orgoglio. Chiedere a Zarco, disposto a spingere la moto a piedi, al traguardo, pur di riuscirci.

Vinales parte malissimo.

Lo è già di più, invece, il quarto posto di Vinales scattato dalla pole position per la prima volta dall'inizio di giugno, al Mugello, a circa 160 km dal tracciato di Misano. Ma chi parte meglio è Dovizioso, che si ritrova secondo dietro Lorenzo. Si stacca presto il compagno di squadra di Rossi, nonostante l'ottimismo per la quarta pole della stagione e la numero 500 del motociclismo spagnolo.

"Non mi ero sentito così bene per tanto tempo. A Silverstone ho ritrovato la fiducia e qui l'ho dimostrato. La moto migliora in ogni gara e, se piove, penso che il passo avanti che abbiamo fatto a livello di elettronica possa essere applicato anche in condizioni di bagnato".

Marquez amministra, Lorenzo rischia…

Sul bagnato, con le gomme più difficili da mandare in temperatura, DesmoDovi ha scelto i dischi in carbonio, una scelta in controtendenza rispetto all'acciaio che predomina in queste condizioni. Marquez, che difende la seconda posizione nonostante un'imbarcata in uscita di curva al terzo giro, continua a sperimentare i problemi al posteriore sentiti anche nelle prove.

Lorenzo, sulla Ducati che vorrebbe festeggiare un gran successo sulla pista di casa, comincia a prendere il largo e scende stabilmente sotto l'1.50. Lorenzo fa la differenza, viaggia anche sul piede dell'1.48 alto, mezzo secondo più basso rispetto al crono segnato dal solo Marquez nel warm up. Sente la grande occasione per Lorenzo, che qui ha vinto per tre anni di fila dal 2011 al 2013, visto che sull'asciutto non è così competitivo come Dovizioso e Marquez.

… e cade: secondo ritiro a Misano.

Petrucci d'autorità brucia Dovizioso, poi va a prendere un Marquez che continua a segnalare problemi al box. Psicologicamente interessante la decisione dei tecnici Honda di esporre una moto alternativa in caso di flag to flag per Marquez con una ciclistica diversa e addirittura una gomma slick al posteriore, che però alla luce delle condizioni meteo, su una pista che comunque si va asciugando ma umida rimane, appare impossibile da usare. La lotta per la vittoria passa anche da questi dettagli, e non solo dalle multiforme condizioni di una pista, di un asfalto fuggevole e infido.

Lorenzo accumula 4.5 secondi di vantaggio ma non amministra, anzi alla curva 6, particolarmente scivolosa, gli si punta l'anteriore. La moto diventa una catapulta, una fionda che abbatte i suoi sogni di vittoria e lo costringe al secondo ritiro a Misano dopo il 2015 (in tutte le altre partecipazioni è sempre andato a podio). C'è solo contemporaneità senza nesso casuale con la caduta di Crutchlow che scivola alla curva 3 mentre cerca di inseguire Miller e Vinales.

Petrucci impara a dosare sull'acceleratore.

Petrucci, che a Misano non è mai andato oltre il sesto posto, il segnale del cambiamento l'aveva dato con il secondo posto nel warm-up di stamattina. Primo nelle libere, Petrucci ammira come Dovizioso riesca ad essere dolce sull'acceleratore, l'atout che gli consente di fare la differenza e presentarsi nella terra dei motori e della velocità da leader del Mondiale. "Non è troppo più veloce di me, ma riesce a sfruttare la moto in tutta la gara, mentre io non riesco nella seconda parte perché consumo troppo la gomma posteriore" ha ammesso alla vigilia il ternano, che sogna di diventare il 22mo pilota italiano a vincere una gara in classe regina (Rossi resta il record-man con 89 successi).

Petrucci, Marquez, che in rettilineo perde qualcosa e sui curvoni lenti passa più interno e si riavvicina, e Dovizioso a una decina di giri dalla fine accendono la gara. Mentre si ritira Iannone per un indolenzimento al braccio destro e Pedrosa praticamente dice addio a quel che resta della corsa per il Mondiale, si creano le premesse del gran finale.

Corsa a due, DesmoDovi si stacca.

Dietro, Pirro continua a difendere il suo miglior piazzamento nel Mondiale mentre Miller non migliora le prestazioni rispetto ai suoi tempi sulla pista più bagnata.

A sette giri dalla fine, intanto, si stacca Dovizioso che perde mezzo secondo nel primo e altrettanto nel secondo settore. La lotta resta a due, con un Marquez che francobolla, fotocopia i tempi di Petrucci, anche lui con i dischi in acciaio, che si prende un discreto spavento ma riesce a domare in uscita di curva un momento di instabilità col posteriore per un attimo senza carico.

Il campione cala l'asso.

Marquez, più pulito a centro curva, è lì, attaccato sempre, per tutti gli ultimi tre giri ma Petrucci in questa danza resta davanti, a difendere la posizione, a togliere la scia, mentre Marquez insegue spiragli di luce al Tramonto. Cerca uno spazio che trova all'interno alla prima del Parco, all'ultimo giro.

La mossa del campione, l'attacco sornione e letale di chi sa aspettare e colpire, ferire e incassare, e non è certo da finale di carriera. E' da nuovo inizio, in un pomeriggio senza il Dottore, Marquez si conferma maestro nella terra dei piloti.