in foto: Jorge Lorenzo / GettyImages

Compleanno a Jerez de La Frontera, alla prima gara in Spagna da pilota Ducati. Occasioni “speciali”, direbbe lui stesso. Jorge Lorenzo compie 30 anni in un fine settimana unico in carriera, dopo nove anni da pilota Yamaha, di cui sette da compagno di squadra di Valentino Rossi. Una convivenza difficile quella con il pesarese, che ha portato risultati ma che la Yamaha stessa ha faticato a gestire per la grande rivalità che nei primi anni portò un vero muro al box, rimasto invisibile nelle stagioni a seguire, rafforzato da episodi e gesti a compromettere ulteriormente il loro rapporto. Un capitolo chiuso da un ultimo abbraccio a Valencia, dopo l’ultima gara da compagni di squadra, prima di tuffarsi nella scommessa Ducati.

Auguri Lorenzo, oggi sono 30 anni.

I vent’anni lasciano formalmente il posto ai trenta, alba di quella “nuova era” che in sella alla Ducati fatica a decollare. 11° al debutto in Qatar, k.o in Argentina dopo la prima curva, ad Austin Lorenzo ha faticato parecchio e il nono posto, preceduto dalla Ducati gemella di Andrea Dovizioso e dalla Gp17 satellite di Danilo Petrucci e anche dalla Suzuki dell’ex Andrea annone, non può dirsi certo incoraggiante. Per rallegrarsi, il maiorchino deve guardare alle qualifiche che lo hanno visto superare il taglio della Q1 e, una volta nei dodici della Q2, strappare un sesto tempo valso la seconda fila in griglia. Per il resto, le prime tre gare del mondiale hanno fatto capire come sul passo la Ducati richieda grandi rischi e uno sforzo fisico che, con un processo di familiarizzazione ancora in corso, rendono più complesso l’adattamento alla Rossa. Jerez, con le sue curve, è probabilmente lo scenario peggiore per la Ducati nell’arco dell’intero campionato e, non a caso, dopo il Gp del Qatar, proprio a Jerez, la Ducati ha svolto un test con i titolari. D’altra parte, la pista andalusa è una delle preferite del maiorchino, dove ha vinto cinque volte in carriera, e di cui conserva grandi ricordi, come il debutto nel mondiale, in 125cc, quindici anni fa.

15 anni sulle piste del mondiale.

Oggi sono trent’anni, metà dei quali vissuti nelle competizioni iridate, da quel 4 maggio del 2002, giorno del suo quindicesimo compleanno, età minima per correre nel Motomondiale che gli aveva fatto perdere i primi due gran premi della stagione, a Suzuka e Welkom, come anche le prove del venerdì a Jerez, perchè il 4 maggio di quell’anno era un sabato. Una coincidenza che ancora oggi vale il record di pilota più giovane ad aver partecipato a una gara del mondiale. La prima vittoria sarebbe arrivata l’anno successivo, in Brasile, la prima delle 65 infilate tra le tre classi, 4 in 125cc, 17 in 250cc e 44 in MotoGP. L’ultima, lo scorso anno a Valencia, nella gara di addio alla Yamaha. In Ducati, per adesso, ci sarà da tenere duro, perché arrivare con la considerazione di “campione” rispetto al semplice status di “pilota” implica ad ogni modo grandi aspettative e lo stesso Lorenzo è stato accolto come il pilota che dovrà accompagnare la Rossa al suo secondo mondiale. Aspettative che per essere rispettate necessitano di un “normale” cambiamento che si sta rivelando più complicato del previsto. Una metamorfosi non semplice, anche a livello mentale, perché lo stile di guida è lo stesso che lo ha fatto vincere in Yamaha ma è proprio quello che non serve sulla Ducati. Un adattamento difficile da ammettere, ancora più da adottare, in un processo che una volta completato, probabilmente porterà a una rapida evoluzione. Del resto parliamo di un tre volte campione del mondo della MotoGp. Più che auguri, forse è il caso di dire, in bocca al lupo, Jorge!