Dopo Jerez, con la pessima prova di Valentino e della sua Yamaha in MotoGP e la caduta di Franco Morbidelli nella gara della Moto2, il folto schieramento di italiani nel Motomondiale ha subito un brutto colpo. Anche quest’anno le chance di conquistare un titolo iridato per i colori azzurri si devono ridimensionare? O come spesso accade a chi vive lo sport con grande passione ci si esalta troppo nei momenti positivi per passare poi senza mezze misure al catastrofismo al primo passaggio a vuoto (che poi debacle non è stata dato il bel quinto posto di Andrea Dovizioso nella classe regina, e le seconde posizioni di Pecco Bagnaia in Moto2, al primo podio nella classe di mezzo, e Romano Fenati in Moto3)?

Sicuramente a pesare sui giudizi, a volte troppo affrettati, è la voglia di rivedere un centauro del Bel Paese sul tetto del mondo per placare quel digiuno che dura ormai dal 2009 quando il Dottore conquistò il suo nono iride. Forse perché abituati troppo bene visto che nei vent’anni precedenti a quell’ultimo titolo (dal 1989 al 2009) i piloti di casa nostra in tutte le classi del Motomondiale hanno conquistato addirittura 23 allori. Adesso, dopo sette lunghi anni senza un italiano in cima al mondo, dai primi tre Gran Premi stagionali si ha avuto la sensazione (e forse qualcosa di più) che questa potesse essere l’annata giusta per riportare nei confini nazionali quel successo tanto atteso. A dare sostanza a questa idea soprattutto le prestazioni di Rossi e Morbidelli a Losail, Termas de Rio Hondo e Austin, ma è bastata poi una sola “giornata no” per far vacillare sensibilmente quella che pian piano stava diventando una convinzione per gran parte dei tifosi, degli appassionati e anche degli addetti ai lavori made in Italy.

Ma, così come nei momenti positivi l’esaltazione va tenuta a freno, anche dopo il brutto 10° posto di Valentino e la caduta di Franco Morbidelli nel Gran Premio di Spagna, va ricordato che dopo quattro prove (su 18 totali, ancora è lunghissima!), entrambi sono ancora in testa alle rispettive classifiche iridate, mentre Fenati in Moto3 si trova al secondo posto alle spalle dello spagnolo Mir candidandosi a lottare fino in fondo per il titolo della classe di minor cilindrata. E se a ciò si aggiunge che in queste prime 12 gare del 2017 i rappresentanti del Bel Paese nel Motomondiale hanno portato a casa ben 4 vittorie e 11 podi complessivi  (5 secondi posti e 2 terze piazze), si può tranquillamente affermare che, se pur  ancora non ai livelli cui eravamo abituati prima del 2009, l’Italia quest’anno c’è e non più solo con uno o due piloti di punta, ma con un intero movimento che, cresciuto, vuole tornare ai fasti del passato, mettendo magari fine a quell’egemonia spagnola cui abbiamo assistito in questi sette anni nei quali siamo rimasti a bocca asciutta.