Chiuso per ferie. Dopo la gara del Sachsenring, nono appuntamento stagionale, la MotoGP è andata in vacanza lasciandosi alle spalle la metà delle diciotto prove in programma per questo Mondiale 2017. Per i protagonisti della classe regina è dunque tempo di primi bilanci, di tirare le somme di quel che è stato in questa prima parte di stagione, e programmare invece cosa sarà delle nove corse che, riposti i costumi da bagno, li attenderanno dal 6 agosto quando il circus sarà di scena a Brno per il GP della Repubblica Ceca. È tempo dunque di un primo bilancio di quello che sembra essere la corsa al titolo più aperta della storia.

L’esordio da “cannibale” di Vinales.

Un 2017 cominciato nel nome di Maverick Vinales, arrivato in Yamaha per sostituire Jorge Lorenzo passato alla Ducati che dopo le ottime performance nei test prestagionali mette subito in chiaro che quest’anno non ha nessuna intenzione di fare da semplice comparsa, ma vuole essere il protagonista assoluto. E così sia in Qatar che in Argentina va in scena l’assolo del 22enne di Figueres che centra il back-to-back.  A Losail bene anche gli italiani Andrea Dovizioso e Valentino Rossi, rispettivamente secondo e terzo, che riescono a tenere dietro le due Honda, quella del campione del mondo in carica Marc Marquez e quella del compagno di scuderia Dani Pedrosa. A Termas de Rio Hondo invece è doppietta Yamaha con il Dottore che però si deve accontentare ancora una volta di stare alle spalle di Vinales.Le Ducati e le Honda ufficiali si eliminano una ad una e così sul terzo gradino del podio ci finisce il britannico Cal Crutchlow, che precede Alvaro Bautista e soprattutto i due alfieri della Yamaha Tech 3, Johann Zarco (che già all’esordio aveva stupito tutti prima di cadere) e Jonas Folger, che impressionano con le M1 del 2016 candidandosi al titolo di sorpresa dell’anno.

Marquez e il suo pokerissimo texano.

Si arriva poi negli Stati Uniti dove Marquez conferma ancora una volta di essere il re indiscusso del Gran Premio delle Americhe conquistando la quinta vittoria in carriera (su cinque gare) sul circuito di Austin. Dietro di lui un sorprendente Valentino, ancora sul podio come a Losail e Termas de Rio Hondo, che nonostante una penalizzazione è riuscito a mettersi alle spalle Dani Pedrosa con l'altra Honda prendendosi la leadership provvisoria del mondiale approfittando dello zero in classifica del vincitore delle prime due prove stagionali Maverick Vinales, caduto dopo pochi giri. Bene ancora una volta Crutchlow finito ai piedi del podio ma davanti a Zarco e Dovizioso. Tutto rimesso in discussione dunque con il Cabronçito che si riprende la scena mentre il numero 25 dimostra di non essere quel “cannibale” in grado di azzannare il campionato, e soprattutto, con un Rossi di nuovo in testa alla graduatoria a 38 anni che comincia a credere che il decimo titolo non sia poi così irraggiungibile.

L’ora di Pedrosa.

Si torna in Europa e tutto viene rimescolato nello spazio di un’ora. A Jerez dominano le Honda con Pedrosa che questa volta precede Marquez dopo una gara mai in discussione diventando così il terzo vincitore differente in appena quattro prove stagionali. Terzo il finisce invece il redivivo Jorge Lorenzo al primo podio con la Ducati dopo un difficile inizio di avventura con la casa di Borgo Panigale. Alle spalle del trio spagnolo si piazzano gli ormai “soliti” Zarco e Dovizioso, mentre le Yamaha ufficiali (Vinales 6° e Valentino addirittura 10°) danno il primo inaspettato segnale di cedimento affossate dalla poca aderenza delle gomme sulla pista andalusa e finendo con entrambi i piloti addirittura dietro la moto del 2016 del rookie francese.

Il ritorno delle Yamaha e lo spreco di Rossi.

Altro Gran Premio, altro giro di giostra. A Le Mans le M1 del 2017 si riprendono la scena, lasciando intuire che quanto successo in Spagna sia da considerarsi solo un incidente di percorso (ma in realtà poi, come vedremo, non sarà così). Il catalano lascia sfogare il “padrone di casa” Zarco per poi prendersi la testa della corsa dopo qualche giro, mentre il campione di Tavullia prima resiste agli attacchi di Marquez, poi va a prendere il transalpino della Tech 3 salutandolo dopo qualche curva, e infine si riporta sotto gli scarichi del compagno di squadra mettendo la freccia dopo qualche giro senza però riuscire ad allungare. Da lì ne nasce un grande duello con Maverick che nel penultimo giro riesce a riprendersi la testa della corsa. Rossi è lì per vincere e non si accontenta e a due curve dal traguardo succede l’imponderabile: il 46 giallo spinge a manetta per riprendersi il primo posto e invece finisce per terra spianando la strada a Vinales e regalando a Zarco un insperato secondo gradino del podio nel GP di casa. Il francese finisce davanti a Pedrosa autore di una fantastica rimonta e al sempre presente Andrea Dovizioso. Mentre Marquez rimontato dal compagno e mai in grado di tenere il ritmo delle tre Yamaha davanti finisce la sua corsa nella ghiaia a seguito di una brutta scivolata.

La maturità della Ducati e di Dovizioso.

Si arriva così al Mugello dove, per l’ennesima volta in questa stagione, tutte le previsioni e le analisi vengono sovvertite dalla pista. Qui a farla da padrone sono le Ducati e gli italiani. Ad imporsi infatti è stato uno straordinario Andrea Dovizioso (4° vincitore diverso in 6 gare) che precede Maverick Vinales e ad un finalmente “sbocciato” Danilo Petrucci con la Desmosedici clienti del team Pramac. Valentino finisce con un buon quarto posto finale (dopo un infortunio in allenamento che fino al giovedì ne ha messo in dubbio la presenza) dovendo cedere allo strapotere delle Ducati sulla pista toscana. Per la Honda un altro flop con Marquez (6°) e Pedrosa (caduto) autori di una gara totalmente anonima.

Il Dovi si ripete, le Yamaha affondano.

Parafrasando il titolo italiano di un celebre film di Tom Shadyac quella che dal Mugello porta al traguardo del Montmelò è “la settimana da Dio” di Andrea Dovizioso. Vittoria al Mugello bissata a distanza di sette giorni con quella del Montmelò. Battute prima le Yamaha in Toscana e poi le Honda in Catalogna. Recuperati 24 punti in due gare al leader del Mondiale, adesso distante solo 7 lunghezze, e prepotente candidatura per la corsa al titolo. Il forlivese si impone davanti alle due Honda di Marc Marquez e Dani Pedrosa. Quarto Jorge Lorenzo. Malissimo invece le Yamaha di Valentino e Vinales che come già successo a Jerez pagano la poca aderenza degli pneumatici sull’asfalto catalano, ma ci mettono anche del loro con due prestazioni davvero sottotono. Un passaggio a vuoto per gli alfieri della casa di Iwata che, per l’ennesima volta in stagione, rimette tutto discussione.

La rinascita del Dottore ad Assen.

Ma come ci ha insegnato fin qui questa pazza stagione della MotoGP le certezze non esistono e i valori cambiano di pista in pista, di settimana in settimana. E così ad Assen le Yamaha ufficiali risorgono: Valentino Rossi (quinto vincitore diverso in 8 gare) mette su la più bella gara della stagione e conquista la prima vittoria dell’anno andando a prendersi la testa della gara con due staccate delle sue, nonostante il tentativo folle di Zarco di disarcionarlo, per poi andarsene in fuga. Poi la pioggia rimescola tutto, ma niente e nessuno, nemmeno uno stratosferico Danilo Petrucci, poi secondo, possono frenare la voglia di vincere del fenomeno di Tavullia. Il suo compagno di scuderia invece dopo una grande rimonta, sul più bello finisce a terra tradito dall’anteriore della sua M1, e così sul gradino più basso del podio ci sale Marquez che precede Crutchlow e Dovizioso.

Marquez VIII: re di Sassonia.

Prima di andare in vacanza i protagonisti del circus fanno tappa sullo storico circuito del Sachsenring, che ha sempre regalato grandi emozioni quando ha incrociato il proprio asfalto con le due ruote della classe regina, e anche questa volta è stato spettacolo con la vittoria, l’ottava consecutiva in Germania (la quinta in MotoGP) di Marc Marquez. Dietro di lui un incredibile Jonas Folger che unico a riuscire a tenere il ritmo del catalano. Terzo Pedrosa davanti alle due Yamaha ufficiali di Vinales e Rossi che hanno cercato di limitare i danni sul circuito tedesco, anche se anche se il secondo posto dell’indemoniato Folger ha dimostrato che con la M1 della scorsa stagione si poteva fare di più.

La MotoGP più equilibrata di sempre.

Quella attuale è una stagione strana per la MotoGP, un’annata a cui la classe regina non era abituata da molto tempo e per certi versi unica nel suo genere. Nessun vero “padrone” (come accadeva negli anni in cui prima Valentino, e poi Stoner, Lorenzo e Marquez, dominavano già da inizio stagione) e nessun duello itinerante tra i “soliti” due protagonisti (come lo sono stati gli storici “Rossi-Biaggi”, “Rossi-Gibernau”, “Marquez-Lorenzo” o l’ultimo “Rossi-Lorenzo” del 2015). Quella che al Sachsenring ha vissuto il suo nono atto è, numeri alla mano, la stagione più equilibrata nella storia della MotoGP, dove l’unica certezza sembra essere incertezza. Mai, infatti, c’è stata una classifica iridata così corta a metà stagione: con i primi 4 piloti (Andrea Dovizioso, Maverick Vinales, Valentino Rossi e Marc Marquez) racchiusi in 10 punti, frutto di 5 diversi vincitori (oltre al quartetto già citato anche Dani Pedrosa è riuscito a centrare un successo, a Jerez) e ben 10 piloti che fin qui sono riusciti a salire sul podio almeno una volta (ai 5 vanno aggiunti Johann Zarco, Cal Crutchalow, Jorge Lorenzo, Danilo Petrucci e Jonas Folger). E se è vero che l’incertezza regna sovrana è anche vero che dal 6 agosto proprio per questo ci sarà sicuramente da divertirsi.