Dopo la gara del Sachsenring, nono appuntamento stagionale, la MotoGP è andata in vacanza lasciandosi alle spalle la metà delle diciotto prove in programma per questo Mondiale 2017. Per i protagonisti della classe regina è dunque tempo di primi bilanci, di tirare le somme di quel che è stato in questa prima parte di stagione, e programmare invece cosa sarà delle nove corse che, riposti i costumi da bagno, li attenderanno dal 6 agosto quando il circus sarà di scena a Brno per il GP della Repubblica Ceca. È tempo di un primo bilancio anche per Valentino Rossi e per la sua Yamaha che, a 38 anni suonati, ha ancora la forza e soprattutto la voglia di migliorarsi per puntare al sogno: il decimo.

Un esordio da podio.

Un 2017 cominciato bene per il Dottore con tre podi consecutivi in Qatar, Argentina e Texas, con una M1 che sembrava essere senza alcun dubbio la moto da battere. Unico neo per il fenomeno di Tavullia il suo nuovo compagno di scuderia Maverick Vinales che a Losail e Termas de Rio Hondo ha messo tutti in riga, compreso il 46 giallo, lasciando presagire ad una stagione da dominatore, cosa che già ad Austin viene però messa in discussione da Marc Marquez, che firma il suo pokerissimo nel GP delle Americhe, e soprattutto dallo stesso Valentino che sverniciando Pedrosa Oltreoceano approfitta della caduta del compagno di team per portarsi in testa al Mondiale, accendendo così la speranza di quanti vorrebbero vederlo ancora una volta conquistare lo scettro nella classe regina del Motomondiale.

La disfatta di Jerez e la foga (pagata a caro prezzo) di Le Mans.

Poi arriva Jerez de La Frontera, uno dei circuiti in cui l’accoppiata Rossi – Yamaha funziona meglio, tutti si attendono il duello tra i due alfieri della casa di Iwata. Ma come spesso accadrà in questa prima parte di stagione della MotoGP le attese vengono puntualmente smentite dalla pista. Tornate in Europa infatti le Yamaha ufficiali fanno un flop clamoroso pagando in modo impronosticabile il poco grip del tracciato andaluso: l’eccessiva usura delle gomme nella seconda parte di gara delle due M1 porta il catalano al sesto posto ed il Dottore addirittura decimo dietro anche a Petrucci, Folgar e Aleix Espargarò. Mentre già si intona il “de profundis” per Valentino, il carrozzone delle due ruote si sposta in Francia, a Le Mans. La Yamaha mette subito in chiaro le cose: i problemi emersi in Spagna sono già superati con Maverick Vinales che lascia 4 giri al rookie Zarco per sfogarsi lì davanti per poi prendersi la testa della corsa. Altrettanto chiara la risposta del fenomeno di Tavullia: Rossi c’è e vuole vincere, e così, prima resiste agli attacchi di Marquez, poi va a prendere il francese della Tech 3 salutandolo dopo qualche curva, e infine si riporta sotto gli scarichi del compagno di squadra mettendo la freccia dopo qualche giro. Da lì ne nasce un grande duello targato Yamaha, con il catalano che nel penultimo giro riesce a riprendersi la testa della corsa. Ma Rossi è lì per vincere e non si accontenta e a due curve dal traguardo succede l’imponderabile: il 46 giallo spinge a manetta per riprendersi il primo posto e invece finisce per terra spianando la strada a Vinales.

L’infortunio, l’illusione del Mugello e la debacle catalana.

Chi prima aveva cominciato a intonare il “de profundis” consolida adesso la propria tesi che viene prima parzialmente smentita dalla gara del Mugello dove Valentino finisce con un buon quarto posto finale (dopo essere stato in dubbio fino alla fine a causa di un infortunio in allenamento che ne poteva compromettere finanche la presenza) dovendo cedere allo strapotere delle Ducati sulla pista toscana, ma che trova poi ulteriori conferme al Montmelò, dove si ripete esattamente quanto visto qualche settimana prima a Jerez: le Yamaha soffrono la poca aderenza del tracciato catalano che usura in modo esagerato le gomme e così Rossi termina ottavo e il suo compagno di squadra addirittura decimo, l’unica differenza con l’altra gara spagnola è che a vincere è Andrea Dovizioso che, bissando il successo del Mugello, si inserisce nella corsa a quattro per il titolo iridato.

La rinascita di Assen.

Ma per uno il cui soprannome è il Dottore delle moto il banco di prova non può che essere l’Università delle due ruote. Si attende quindi il GP d’Olanda, dove arriva con il nuovo telaio, per capire quali siano le reali possibilità del nove volte campione del mondo di lottare per l’alloro con i migliori. E Assen arriva e dà il suo inequivocabile responso: funerale da rimandare. Rossi mette su la più bella gara della stagione e conquista la prima vittoria dell’anno andando a prendersi la testa della gara con due staccate delle sue, nonostante il tentativo folle di Zarco di disarcionarlo, per poi andarsene in fuga. Poi la pioggia rimescola tutto, ma niente e nessuno, nemmeno uno stratosferico Petrucci, possono frenare la voglia di vincere del fenomeno di Tavullia. Trionfo e risposta alle critiche dei detrattori e a chi diceva che il “vecchio telaio” della sua M1 fosse soltanto una scusa.

La difesa del Sachsenring.

Si arriva così in Germania, dove le chance di ripetersi per il fenomeno di Tavullia sembrano davvero poche. Come è noto quella del Sachsenring è la gara della Honda, che la casa di Tokio conquista con regolarità dal 2010 e dove Marquez è il padrone assoluto,  quindi il quinto posto ottenuto da Valentino nella corsa tedesca, soprattutto alla luce del fatto che è partito nono in griglia, può essere considerato un discreto risultato, anche se  il secondo posto dell’indemoniato Folger ha dimostrato che con la M1 della scorsa stagione si poteva fare di più, ma con le nuove Yamaha il massimo che si poteva fare al Sachsenring era quello di mettere dietro tutte le Ducati, cosa riuscita sia al 46 giallo che a Vinales.

Verso il decimo: non più sogno, ma obiettivo possibile.

Dunque dopo 9 GP, un rendimento altalenante che, tra “de profundis” ed esaltazione, facendo i conti con piste con tanto grip e tracciati con poca aderenza, con i problemi del vecchio telaio e il buon esordio del nuovo, nonostante le ormai solite qualifiche ad handicap, nella MotoGP più equilibrata di sempre, lo vede a metà stagione in piena corsa per il titolo iridato a soli dieci punti dalla vetta e con tanti circuiti da affrontare nelle previsioni molto congeniali al Dottore. Il decimo dunque non è un sogno, ma un obiettivo concreto.