in foto: Marco Simoncelli

Parlare e ricordare Marco Simoncelli non è semplice. In tanti hanno scritto e raccontato del campione di Coriano, nato a Cattolica il 20 gennaio 1987 ma cresciuto nella cittadina romagnola. “Mi piacerebbe essere ricordato come uno che quando correva sapeva emozionare” diceva Marco, nel raccontare di quel pilota guerriero che tutti conosciamo. Uno di quelli che nel suo “Diobò, ci provo” riassumeva l’entusiasmo che metteva in tutte le cose, specialmente negli sport, non solo quelli a motore, anche quando si ritrovava con gli amici a giocare a baseball, a tennis, a calcio, sugli sci, a biliardino. Ma la moto era la sua vita, una passione che trasmessa da papà Paolo e sbocciata nei primi anni ’90 sulle minimoto. Una cosa che gli veniva naturale, come istintivo era il suo modo di vivere le corse e le vittorie. Perché quello era il suo mondo, quello che il 23 ottobre 2011 ha calato il sipario su una storia impossibile da dimenticare.

1. Perché Marco Simoncelli era chiamato il “Sic”?
Nel 2002, anno di debutto di Marco Simoncelli in 125cc, nell’ottavo di litro correva come wild card a anche lo spagnolo Julian Simon. Quest’ultimo aveva esordito già a Jerez e l’acronimo scelto per identificarlo in griglia era “Sim”. Simoncelli invece, debuttò a Brno, sette Gp più tardi, ed essendo l’abbreviazione Sim già utilizzata, si optò per “Sic”.

2. Perché correva con il numero 58?
In molti pensano che il 58 sia stato un omaggio alla data di nascita di mamma Rossella: in realtà il numero non fu scelto da Simoncelli, ma gli fu affibbiato d’ufficio nel campionato europeo della 125, per il quale Simoncelli aveva scelto il 55 che però era già occupato da un altro pilota. Con il numero 58 Simoncelli vinse l’europeo del 2002 e da allora in avanti non lo ha più lasciato.

3. Quale era il suo peggio difetto?
Grande griglia in pista ma gran ritardatario nella vita: questo era il neo di Marco Simoncelli, incapace di essere sbrigativo in qualsiasi impegno quotidiano. Il Sic arrivava tardi a scuola ma anche agli appuntamenti, anche quelli con Valentino Rossi. “Vale ha un difetto, che arriva sempre in ritardo” diceva Simoncelli, “però anch’io” ammetteva. E quando si sentivano per telefono, alla domanda ‘dove sei’, il Sic era il tipo da “Sono in ritardo, di un’ora sul ritardo!”

4. Quale fu la sua prima moto?
“La mia prima moto era un plasticone colorato ma col motore vero che mi hanno regalato i miei genitori” raccontava Marco Simoncelli. La sua prima moto fu una Suzuki 50 minicross con cui iniziò a sgasare nei campi intorno a casa.

5. Perché portava i capelli lunghi?
A chiarire il perché di quella testa riccioluta fu proprio Marco Simoncelli: “La mia scelta di avere i capelli così è perché, quando ce li avevo più corti facevo cagare”.

6. Quando ha dato il primo bacio?
“Avevo 12 anni, in seconda media” ricordava Marco in una delle interviste rilasciate da neocampione della 250cc. “Con un amico avevamo fatto una scommessa, su chi l’avrebbe baciata meglio, e ho perso io!”.

7. E quando la prima volta che ha fatto l’amore?
“La prima volta è stata una bella emozione per me. Per lei magari un po’ meno… lei era più grande, una nave scuola, anzi la bicicletta dl paese, che un giro ce l’han fatto tutti” raccontava Simoncelli di quella prima volta, a 17 anni.

8. Come ha conosciuto Kate Fretti?
Il primo incontro con la ragazza che sarebbe diventata la sua fidanzata avvenne in viale Ceccarini a Riccione, nel 2006. Kate era insieme a un’amica, impegnata a distribuire flyer di una discoteca, quando si trovò davanti Marco e un suo amico. “Villa delle Rose?” disse Kate. “Sì, solo se vieni anche te!” replicò Simoncelli. Dopo quel primo incontro, si rividerò poche settimane più tardi in quello che a tutti gli effetti resta il loro primo appuntamento ufficiale, al lago d’Iseo, dove Marco conobbe anche il papà di Kate.

9. Perché il giaguaro?
Come tanti piloti della MotoGp anche Marco Simoncelli aveva feticci e grafiche preferite: tra questi, il giaguaro, l’animale che Marco ammirava più di ogni altro. “Quando gli ho chiesto perché aveva scelto il giaguaro mi ha raccontato che è l’animale più tranquillo del mondo [..] Poi però, quando gli fan girare le balle, bisogna stare attenti perché è uno degli animali più imprevedibili” ricorda Aldo Drudi, il designer romagnolo dei caschi di Simoncelli tra le pagine del libro ‘Il Nostro Sic’.

10. Qual era il suo mito di F1?
“Sono cresciuto un po’ con il mito di Gilles Villeneuve, me l’ha trasmesso il mio babbo”. Così Marco Simoncelli rivelava la sua ammirazione per il pilota canadese di Formula 1. “Tenevo anche per il figlio (Jacques Villeneuve, ndr) infatti ero controcorrente, perché in quel periodo in Italia tenevano tutti per Michael Schumacher”.