Nella storia della Formula 1 ci sono delle gare che occupano un posto particolare nella memoria degli appassionati e dei tifosi. Sono Gran Premi che, pur non avendo un impatto sulle sorti della conquista del titolo mondiale, hanno comunque segnato indelebilmente il corso di una casa o di una scuderia. E il GP d’Italia dell’11 settembre 1988 per la Ferrari e i suoi tifosi è sicuramente uno di questi momenti.

La McLaren detta legge in F1.

In quella stagione, la F1-87/88C, la monoposto che la casa di Maranello ha messo a disposizione dei suoi due piloti, Gerhard Berger e Michele Alboreto, non può assolutamente competere per il Mondiale. Sia per i suoi limiti, ma anche, e soprattutto, per lo strapotere della McLaren, che conquista l’impressionante bottino di 11 vittorie nelle prime 11 gare stagionali: 7 con Ayrton Senna e 4 con Alain Prost. Con le Rosse costrette ad accontentarsi di qualche buon piazzamento in zona punti, ma nulla di più, e soprattutto a dover dire addio al papà del Cavallino Rampante, il Commendator Enzo Ferrari, morto il 14 agosto di quell’anno all’età di novant’anni.

Nessuna sorpresa in qualifica.

Come già detto, il potere incontrastato era quello della McLaren con i suoi fuoriclasse del volante Ayrton Senna e Alain Prost e le qualifiche sul circuito di Monza confermarono quanto visto fin lì: i due assi della casa britannica strappano i primi due tempi assoluti con il brasiliano che centra la sua decima pole stagionale su dodici Gran Premi distanziando il compagno di scuderia di oltre tre decimi. I due alfieri del team di Maranello, spinti dall’entusiasmo del pubblico di casa e dalla voglia di far bene per onorare la memoria del Drake, conquistano la seconda fila (Berger davanti ad Alboreto) precedendo le due Arrows e la Lotus di Nelson Piquet.

Il destino porta all’impronosticabile doppietta Ferrari.

Arriva così il giorno della gara. Come da copione, Senna e Prost partono benissimo e cominciano ad avvantaggiarsi su tutti gli altri, mantenendo agevolmente il comando della gara per gran parte del GP, lasciando presagire l’ennesima doppietta McLaren dell’anno. Ma al 35° giro  arriva il primo colpo di scena della corsa (forse anche il primo della stagione) e  le ‘Rosse', che fin lì hanno mantenuto le posizioni di partenza, diventano protagoniste: prima il francese che occupa la seconda posizione e costretto al ritiro  per un problema al motore (unico guasto meccanico in stagione), e poi, a due tornate dal termine, la stessa sorte tocca  al brasiliano, leader indiscusso della gara, anch’esso costretto ad abbandonare anticipatamente la corsa a causa di un violento contatto in fase di doppiaggio con la Zakspeed diel tedesco Bernd Schneider.

Michele Alboreto

Il miracolo del Drake.

Sarà quella dunque l'unico Gran Premio non vinto dalla McLaren. E ad approfittare della situazione Gerhard Berger e Michele Alboreto ritrovatisi rispettivamente al primo e al secondo posto a due passaggi dalla bandiera a scacchi. Inaspettatamente la Ferrari torna così a piazzare i suoi due piloti sul gradino più alto del podio dopo nove anni e soprattutto nel primo GP d’Italia dopo la scomparsa del leggendario Enzo Ferrari, a cui venne dedicata la vittoria e al quale molti attribuiscono la “paternità” di quell’incredibile quanto rocambolesco successo del Cavallino Rampante, tant’è che ancora oggi molti ricordano quell’impresa come “il miracolo del Drake”.