Questioni di tempismo. Basta un giro per cambiare la storia. Nel flag to flag di Brno, nel trionfo della Honda dopo i test della scorsa settimana, Marquez sbaglia, poi cambia le carte e spariglia destini e fortune. Scommette sulla morbida dietro, ma perde troppo terreno e deve fermarsi prima di tutti. La gara si stravolge. Perché quella che pare una correzione anticipata di un errore diventa il jolly per uscire dal box e lanciarsi verso un trionfo senza ostacoli. La mossa costringe tutti gli altri a rivedere le strategie. La Yamaha, però, non è pronta quando rientrano i rivali. Eppure Marquez nel primo giro con le slick guadagna praticamente un secondo nel T2. Rossi si ferma un giro più in là degli avversari, anche dopo Vinales, e il podio si allontana. Inesorabilmente.

Pedrosa, podio numero 150.

Il giorno del podio numero 150 di Pedrosa, traguardo toccato solo da Rossi e Giacomo Agostini inizia con la fuga di Lorenzo. Sull'umido con la nuova carena che gli mette le ali (facendo rientrare dalla finestra una versione della soluzione aerodinamica messa al bando l'anno scorso), prende un paio di decimi a settore in avvio. Ma il gran premio finisce per assomigliare a una gara di Formula 1, tutta undercup e strategie al box.

Rossi parte male ma infila un doppio sorpasso da applausi su Dovizioso e Marquez all'interno per prendersi la seconda posizione prima della serie di soste. Lo spagnolo torna a viaggiare su ritmi non sostenibili per gli altri, Rossi si ferma più tardi dei rivali da marcare e si imbarca in una lotta a centro gruppo.

La Yamaha non è pronta.

Nella confusione di strategie che lasciano impreparati anche i team, Iannone finisce per cadere in corsia box e rovinarsi la domenica. Alla ripartenza, Marquez a parte, Crutchlow si conferma fra i più veloci. I test Honda della scorsa settimana qualche vantaggio lo danno, il ricordo della vittoria di un anno fa, sempre con pista umida, che l'ha reso il primo inglese a trionfare nella classe regina dopo Barry Sheene nel 1981, forse anche di più.

Davanti Pedrosa vola e si porta secondo infilando Espargaro, mentre dietro Rossi, che nel decimo giro viaggia su ritmi non così distanti, lsi mette all'inseguimento di Miller per la decima posizione. Con la pista che si asciuga, il Dottore ha lo stesso ritmo dei primi. Non è una novit°, né una sorpresa viste le indicazioni delle qualifiche e del warm up, fa solo allontanare i ricordi e aumentare i rimpianti.

Aumenta un po' anche il nervosismo di Vinales, che però getta oltre l'ostacolo cuore, motivazione e una Yamaha meno stabile e più difficile da domare. Top Gun viaggia mezzo secondo al giro più lento di Rossi, che nonostante un ritmo migliore resta accodato al trenino con Petrucci e Rossi.

Rossi in rimonta come un anno fa.

Qui dove è nata la stella di Valentinorossi, tutto attaccato e d'un fiato come Gigiriva all'epoca del Cagliari dello scudetto, la gara diventa l'esibizione di Honda e Ducati. Sembra lontanissimo quel 18 agosto 1996, con la battaglia fra l'allora giovane Rossi e il plurititolato Jorge Martinez risolta all'ultima curva dal futuro Dottore. Scivola smerigliata dalla nostalgia anche la memoria della rimonta da podio di dodici mesi fa.

La risalita di quest'anno, più ardita e meno premiata, rimane però la conferma di quella corrispondenza d'amorosi sensi fra Rossi e la moto, quel binomio di emozione e passione che racconta come due vecchi compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai.

Icona di sport come Federer e Bolt.

Nell'estate di Federica Pellegrini che lascia i 200 stile libero, a meno di 24 ore dall'inchino di Justin Gatlin che vince nella sera dell'ultimo 100 di Usain Bolt, l'uomo che ha salvato la popolarità dell'atletica in una delle congiunture più dure di sempre, il Dottore rimane un modello, un'icona. Come Roger Federer, che l'anno scorso si diceva onorato di essere paragonato a Rossi o Francesco Totti. “Francesco e Valentino sono l’essenza dello sport che praticano – diceva rs.n1info.com -. Nessuno può dire che Francesco non abbia fatto nulla per il calcio. Nessuno può dire il Dottore non abbia fatto nulla per il motociclismo. Sono icone, sono i creatori della storia. E poi ci chiamano veterani…”.

L'epifania di Rossi è lo spirito del campione che vive per competere, e con la passione per la gara in quanto tale nutre anche il desiderio di vittoria. Un campione che adesso non deve più vincere per misurare forza e valore, che sente di dover dimostrare solo di essere all'altezza dell'immagine che ha di sé.

Nuovi sogni.

Risalire fino al quarto posto, anche se dietro a Vinales, dopo l'errore di valutazione del box Yamaha, aggiunge brevi fotogrammi ai fugaci momenti di gloria, alla memoria che scorre come il passato in una fotografia. Stasera cambierà posto e cambierà umore, cambieranno luna e paese. Poi via di nuovo verso il vento, verso l'Austria, verso le pagine più belle della storia di ogni campione, di ogni icona. Quelle bianche ancora da scrivere. Perché il sogno più bello resta sempre il sogno non sognato ancora.