Che fosse diventato un riferimento per la MotoGp era già fuori discussione ma che riuscisse a spuntarla anche alla seconda gara del mondiale non era comunque scontato, dal momento che la sua corsa in Argentina scattava dalla seconda fila. Ma in gara il catalano continua a impressionare per velocità e capacità di interpretazione. Come in Qatar, anche nel Gp d'Argentina è mancato il duello contro Valentino, ma nel momento che Marquez gli ha lasciato strada libera, Vinales ha puntato l’obiettivo vittoria senza guardare in faccia nessuno.

in foto: Valentino Rossi e Maverick Vinales sul podio del Gp d'Argentina / GettyImages

I top del Gp d'Argentina.

Bis Vinales in Argentina.

Da favola. Perché è nelle favole che si raccontano le storie come quella che Maverick Vinales sta scrivendo nell’albo d’oro del mondiale. Seconda vittoria di fila in Yamaha per il catalano che da quando è salito in sella la M1 non lascia nulla agli avversari. “Quando ho visto Marquez cadere, ho pensato a portare quanti più punti possibili a casa” è stato il suo commento a caldo, incredulo di essere riuscito nell’impresa di vincere le prime due gare stagionali al debutto con la nuova moto. 50 punti tondi in classifica per ‘Top Gun’ Vinales, mai in discussione dal suo esordio in Yamaha.

Rossi onora il suo 350° Gp.

“Nessuna magia, lavoriamo così”. Non è un coniglio da cilindro, neppure una magia ma il frutto di tanto lavoro e preparazione fisica che hanno portato al risultato di oggi al Termas de Rio Hondo. In una una di quelle domeniche che gli vanno “strette” perché a parlare sono i numeri di una carriera infinità, Valentino Rossi a 38 anni taglia secondo il traguardo del suo Gran Premio numero 350, dopo aver battuto Cal Crutchlow nella lotta per la seconda piazza. “È stata una bella gara perché ero veloce dall’inizio alla fine” ha ammesso il pesarese, che scattato dalla settima casella onora il nuovo record di gare disputate nel Motomondiale con il suo podio numero 223, il secondo stagionale dopo il terzo posto in Qatar con cui agguanta la seconda posizione in classifica piloti a 14 punti dal compagno di squadra.

Bautista, prima Ducati.

Prima Desmosedici al traguardo quella di Alvaro Bautista, autore di una grande gara in una trasferta che per la Ducati è stata disastrosa. Lo spagnolo del team Aspar piazza la sua Gp16 davanti alle M1 degli scatenati rookie del team Tech3, Johann Zarco e Jonas Folger, che confermano il buon feeling della Yamaha per la pista argentina. Buona settima e ottava posizione per le Ducati del team Pramac di Danilo Petrucci e Scott Redding, fuori dalla top ten le Ducati del team Avintia di Loris Baz e Hector Barbera.

I flop del Gp d'Argentina.

Passo falso di Marquez.

Incassa un pesante zero su una delle sue piste preferite, come nel 2015, quando cadde nella lotta contro Valentino Rossi. Scattato dalla pole, il tre vote iridato della Honda ha perso il controllo della sua RC213V nel corso del quarto giro, quando era in testa alla corsa. “Improvvisamente ho perso l’anteriore e sono caduto. Forse la gomma troppo fredda, forse un avvallamento dell’asfalto, ancora non sappiamo” ha chiarito dopo la caduta. Occasione sprecata per il campione di Cervera che in classifica resta ancorato ai punti guadagnati in Qatar, come il suo compagno di squadra, Dani Pedrosa, che nel duello per la quarta piazza è finito per stendersi, portando a un doppio zero il bilancia del team Honda ufficiale in Argentina.

Lorenzo, peggio del peggio.

Se in Qatar l’esordio in Ducati si era trasformato in una gara chiusa con un risultato peggiore di quello della ‘prima' di Valentino sulla Rossa nel 2011, il secondo GP di Jorge Lorenzo sulla Desmosedici si chiude dopo pochi metri dalla partenza. Stretto nel traffico, il maiorchino finisce addosso alla Suzuki di Andrea Iannone e butta via una gara partita in salita, per la 16° casella in griglia, il peggior piazzamento in griglia da Brno 2008. La variazione nell’altezza della sella della sua Gp17 avrebbe potuto rappresentare una svolta nell’inserimento di curva ma per adesso bisognerà attendere il Gp delle Americhe, ad Austin, tra due settimane, per valutare la modifica in pista.

Che sfortuna per Dovi.

Se lo zero di Marquez ha ricordato quello incassato nel duello del 2015 contro Rossi, lo strike di Aleix Espargaro su Andrea Dovizioso ha riportato alla mente l’errore dello scorso di Andrea Iannone, che travolse l’ormai ex compagno di squadra al penultimo giro, buttando all’aria un doppio podio Ducati. A nulla servono le scuse in pista del maggiore dei fratelli Espargaro: brutto zero per il forlivese che in Qatar aveva chiuso sul podio ma che in Argentina si deve arrendere a una sorte che in Sud America gli volta le spalle per la seconda volta di fila.