in foto: Valetino Rossi / GettyImages

Nessuno può spiegare da dove prende la sua motivazione”. Così Davide Brivio, che ha lavorato per anni con Valentino Rossi in Yamaha, in un’intervista a MotoGP.com, sorpreso dall’esplosività del pesarese che con la vittoria della gara Assen ha allungato a oltre 20 anni l’intervallo di tempo dalla primo trionfo in carriera: da quell’8 agosto del 1996 a Brno, Gp della Repubblica Ceca, allo scorso Gp d’Olanda 25 giugno 2017, sono infatti trascorsi 20 anni e 311 giorni, record assoluto del Motomondiale. Un’impresa da pelle d’oca se si considera che con i suoi 38 anni e 129 giorni, Valentino Rossi è diventato anche il pilota più vecchio vincitore di una gara della moderna MotoGP, portando a dieci i successi in carriera sul circuito olandese. ”Numeri belli, ma che alla fine servono a poco” analizzava il Dottore, ammettendo di correre “solo” per la sensazione che si prova nelle ore successive alla vittoria.

“Rinnoverà per altri due anni”.

Legato da un contratto biennale che scadrà alla fine della prossima stagione, il campione di Tavullia non ha ancora deciso se continuerà dopo il 2018. Ad ogni modo, la routine della MotoGP sembra giovargli particolarmente. “Da 20 anni continua a correre sugli stessi circuiti, il venerdì e il sabato si concentra su prove e qualifiche e parla con gli ingegneri, poi la domenica sulla gara. Credo che questo sia possibile solo perché ha una vera passione per le moto” aggiunge il manager della Suzuki, cercando il segreto dietro alla motivazione del Dottore.

Lo ha confermato anche lui che corre per la sensazione che si prova dopo una vittoria. Penso che questi piloti, e in particolare Valentino, non possano smettere di avere queste emozioni. Che fai? Stai a casa seduto davanti alla tv? Sarebbe terribile, credo che resterà il più a lungo possibile. Fino a quando gli daranno una moto, prenderà in considerazione tutte le possibilità per continuare  – dice Davide Brivio – Se poi seguiranno più di questi weekend, probabilmente vorrà correre per altri due anni”.

Da vivace adolescente con acconciature discutibili, nel corso degli anni Valentino è diventato un vero stratega di gara. Ma non è il solo aspetto ad essere cambiato. “Ha iniziato con la 125 e poi è passato alla 250. Ha iniziato con la due tempi, ha vinto il titolo con la 500. Poi sono arrivati il motore a quattro tempi e l'elettronica. Sono cambiate le gomme e molte altre cose in questi 20 anni ma lui è riuscito costantemente ad adattarsi. Se si confronta il suo stile di guida con quello di cinque anni fa, si vede che è cambiato totalmente. Quando è arrivata l’elettronica, ha cercato di capirla. Poi è arrivato Pedrosa, che guidava in moto diverso, e Valentino voleva capire come faceva. Poi sono arrivati Stoner, Lorenzo e Marquez. Valentino si è adattato costantemente. È impressionante e incredibile come riesca a motivare se stesso”.