La MotoGp sbarca in Texas, nel regno di Marc Marquez che sul Circuit of Americas ha monopolizzato tutte le pole position, tutti i giri veloci e tutte le vittorie da quando la MotoGP è sbarcata a Austin. Il duello tra il campione del mondo e Viñales, sul primo circuito appositamente disegnato negli Usa per la Formula e la MotoGP, sarà già determinante, in prospettiva, per le gerarchie iridate. Lungo 5.513 metri, con una capienza di oltre 120.000 spettatori, il circuito, che si percorre in senso antiorario e conta venti curve (nove a destra e undici a sinistra) è una delle creazioni più interessanti dell'architetto Tilke. L'idea alla base del progetto è chiara: omaggiare i circuiti più famosi del mondo. Una visione che prende forma grazie a una leggenda come Kevin Schwantz, campione del mondo nel 1993, e Tavo Hellmund, promoter che lavorava alla Brabham di Bernie Ecclestone e figlio d'arte: suo padre, Gustavo, ebbe un ruolo non secondario per riportare la F1 in Messico negli anni '80. L'ingegnere Johannes Hogrebe, che lavora per lo studio di Tilke, ha dato poi forma a quella visione.

Le chiavi tecniche.

"Sono felice di tornare in Texas” ha detto Rossi, che vuole dimenticare la scivolata al terzo giro dell'anno scorso. “Mi piace molto Austin, una pista impegnativa con un'atmosfera particolare”. Più vicino, invece, il ricordo che Jorge Lorenzo vuole togliersi dalla mente: la caduta a Termas de Rio Hondo. “Austin è un bellissimo circuito, dove io non ho ancora vinto, ma la Ducati qui è sempre stata competitiva ed è salita sul podio negli ultimi tre anni. È un buon tracciato per continuare con l'evoluzione della Desmosedici e il mio adattamento alla guida” ha detto lo spagnolo. Il tracciato rappresenta una sfida piuttosto complessa per ingegneri e progettisti. Serve una grande potenza, già con le marce basse, senza perdere in stabilità. Serve efficacia nelle frenate pesanti ma allo stesso tempo non bisogna perdere il focus sulla trazione in uscita di curva e sui lunghi rettilinei. Bisogna lavorare bene sulle gomme, soprattutto all'anteriore, per reggere ai curvoni: Michelin stavolta farà debuttare la carcassa rigida non arrivata in tempo in Argentina?

Come si guida.

La prima sfida di Hellmund è la prima curva, in salita come il tornante in Austria prima della chicane Hella-Licht. Solo che, rispetto all'Osterreichring, questa è più stretta e a sinistra. Dopo un passaggio in discesa non troppo dissimile dalla S di Senna a Interlagos, si arriva alla combinazione che va dalla 4 alla 6, dove le qualità dei piloti possono fare la differenza. È una successione di curve veloci che ricordano da vicino la Maggots, la Becketts e la Chapel, il tratto più affascinante dello storico tracciato di Silverstone. Se sul circuito che ha visto nascere la Formula 1, però, la Chapel sbuca in un rettilineo, a Austin dopo la T6 inizia una serie di tre curve lente che segnano l'inizio del secondo settore, pensate da Hogrebe per rallentare la velocità in vista della curva 10.

Questo è uno dei pochi passaggi del tracciato che non hanno riferimenti in altre piste del Mondiale. È una curva cieca, in salita, con il punto di corda prima dell'apice. Da qui inizia un breve rettilineo in discesa che rende particolarmente insidiosa la frenata alla 11, dove l'anno scorso sono naufragate nella ghiaia le ambizioni di Smith e Crutchlow. Dopo la prima curva, è questa la frenata più impegnativa per i piloti, con un carico sulla leva che può arrivare ai 9 chili. All’uscita della curva inizia un lunghissimo rettilineo in falsopiano, da 1,2 chilometri, che segna l'inizio del terzo settore.

Schwantz ha realizzato qui l'ambizione di creare un tratto veloce come il motorhome del vecchio Hockenheim dove firmò un sorpasso da leggenda su Wayne Rainey. È proprio a che quel settore si ispirano le curve dalla 12, staccata cruciale in fondo al rettilineo, alla 14, dopo una doppia a destra. Sono un po' più lente del corrispettivo modello tedesco ma in questo modo i tifosi sulle tribune possono ammirare le moto per qualche secondo in più. Dalle due staccate successive, che determinano l'inizio dell'ultimo settore, anche se risultano più lente della porzione del circuito tedesco, ma così i tifosi sugli spalti possono vedere le monoposto per più tempo. Dalla Germania, poi, i piloti idealmente si spostano rapidamente in Turchia, già a partire dalla doppia a sinistra che marca il confine con il tratto conclusivo della pista.

L'ultimo settore è scandito solo da quattro curve ma almeno la 17 e la 18 si possono pensare come un unico curvone a destra, leggermente in discesa e più veloce dell'omologa curva 8 di Istanbul. La 19, molto particolare e a sinistra, e la 20, più facile, consentono di provare gli ultimi attacchi prima del rettilineo di arrivo.

Numeri e curiosità.

Questo sarà il trentesimo GP degli Stati Uniti nella storia del Motomondiale, il quinto a Austin: in passato due edizione si sono corse a Daytona, 15 a Laguna Seca, 8 a Indianapolis. Nella classe regina, fra i piloti in attività negli Usa hanno vinto solo Valentino Rossi, Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo e Marc Marquez, che ha monopolizzato i successi su questa pista.

Buona la tradizione anche per la Ducati, sempre a podio negli ultimi tre anni, due volte con Doviziosi e l'anno scorso con Iannone. Continua così una tradizione che vede solo piloti italiani o spagnoli sul podio in Texas nella classe regina.

In MotoGP correranno quest'anno gli ultimi tre vincitori del GP in Moto2, Alex Rins, Sam Lowes e Maverick Viñales. Gli occhi saranno tutti su Franco Morbidelli, primo italiano dopo Marco Simoncelli (2009), ad aver vinto due GP consecutivi nella categoria intermedia. L'anno scorso però Morbidelli, primo dopo 10 anni a conquistare le prime due gare della stagione, ha chiuso solo quattordinesimo, il suo secondo peggior risultato stagionale. Andò ancora peggio a Miguel Oliveira, caduto, diventato in Argentina il primo portoghese a podio in Moto2, categoria in cui sperano di ripetersi Xavier Simenon, che qui ha centrato la sua unica pole nel 2015, e Fabio Quartararo, che due anni fa è salito per la prima volta in carriera sul podio.

In Moto3, infine, quest'anno si è già scritta la storia. Joan Mir, John McPhee e Jorge Martin sono saliti sul podio in entrambe le prime due gare della stagione, un risultato che nella classe leggera non si vedeva dal 1972 con Parlotti, Mortimer e Jansson. Pensare a un tris, però, è più difficile. McPhee infatti su questo circuito non è andato oltre il sesto posto, Martin ha invece sempre chiuso con una caduta.