I nove anni in Yamaha e i sette da compagno di squadra di Valentino Rossi sono ufficialmente alle spalle ma alla vigilia della sua prima stagione in Ducati, Jorge Lorenzo ha ancora qualche sassolino nella scarpa: il maiorchino, determinato a riuscire nell’impresa in cui il Dottore ha fallito e riportare a Borgo Panigale un titolo che alla Rossa manca da quando Casey Stoner si laureava campione del mondo 2007, è tornato a parlare della sua esperienza in Yamaha e della difficile convivenza con l’ex compagno ed eterno rivale.

Yamaha ha avuto un pilota che è un’icona del motociclismo e quindi si è presa cura di lui perché era mediaticamente molto forte e ha fatto vendere molte moto – dice Lorenzo in un’intervista allo spagnolo Marca.com – Dopo di che, arrivati al punto in cui eravamo entrambi in lotta per il campionato, non è stato facile portare avanti quella situazione.

Ho capito che dovevano prendersi cura del loro diamante, nel senso della vendita di moto – prosegue – Che si voglia o meno, nonostante i risultati e che siano trascorsi più o meno anni senza che abbia vinto il titolo, Valentino è ancora molto forte mediaticamente e continuerà a fare molto nelle vendite del marchio. Per cui è difficile che i due piloti abbiano stesso trattamento, in termini di affetto, situazioni estreme, di confronto e sensazioni negative nella lotta al titolo e in questo senso, ho sempre detto di averlo capito.

in foto: Jorge Lorenzo / GettyImages

Quanto alle dichiarazioni rilasciate dal direttore sportivo Massimo Meregalli che ha parlato di un’atmosfera più rilassata in Yamaha, Lorenzo le ha etichettate come affermazioni di parte.

Credo che non fosse una dichiarazione molto fortunata nei confronti della persona che è arrivata (Maverick Vinales, ndr). Per un motivo o per un altro, lui era molto dalla parte di Rossi, quindi nel momento che sono andato via dalla Yamaha, si è lasciato andare a quella dichiarazione.

Dal suo arrivo in Ducati, Lorenzo ha detto di aver ricevuto grande affetto, tuttavia il maiorchino non si lascia andare a facili entusiasmi, paragonando il suo nuovo rapporto alla passione di una storia d’amore.

È evidente che quando si è apprezzati e sai che una squadra ti vuole, si sta meglio. Questo è ovvio. Ma bisogna anche riconoscere i motivi di questo affetto. Ducati è un marchio che vuole vincere e io ho firmato per questo motivo. Sono molto entusiasti. Io sono nuovo e ho voglia di provarci nel miglior modo possibile. Ma la cosa importante è che l’affetto sia mantenuto nel corso del tempo, nonostante i risultati, anche se arrivano di cattivi, è importante che la squadra continui a credere e a prendersi cura del pilota. È come nella relazione con una ragazza: all’inizio tutto è bello, tutti stanno bene, si sopportano tutti i difetti e gli aspetti negativi. Poi la routine, il tempo, ti fanno notare altre cose di quella persona, e servono altri dettagli perché l’amore possa continuare.

Ma più che l’affetto, è stata la motivazione a farmi passare in Ducati: diventare uno dei pochi piloti che sono riusciti ad essere campioni con due moto differenti e poi che Stoner è stato l’unico a trionfare con la Ducati. Provare un’altra moto, lavorare con persone diverse, il nuovo ambiente e colori mi fanno sentire vivo. Dopo molti anni con la stessa squadra, stessa moto e stessa atmosfera, che piaccia o no, lentamente spengono il fuoco di un pilota che si sforza a dare il massimo.

Se vincessi con la Ducati? Sarebbe una cosa grandiosa, per tutti. Per la Ducati e anche per me. Sarà molto difficile ma a me piacciono le cose difficili e le cose difficili sono quelle che ho fatto in tutta la mia carriera. Adesso voglio fare una di quelle cose veramente difficili, importanti e di merito prima del mio ritiro che, mi auguro, arrivi il più tardi possibile.