Come Vale, c'è solo Vale. Quando si infila alla curva 5, ritarda la staccata al limite e oltre, quando punisce a sette giri dalla fine Crutchlow più veloce ma un paio di metri troppo largo in entrata, il Dottore racconta in una mossa il senso della leggenda. Racconta la passione di un campione che non si arrende al tempo che passa, che nessuna moto ballerina, nessuna gomma difficile da domare riesce a spegnere. Non c'è inconveniente che in gara non sappia dimenticare e superare, non c'è duello che, laddove le qualità dell'uomo abbiano ancora un ruolo primario sulle potenzialità della moto, non lo vedano protagonista e vincitore.

350 gare, 223 podi: Rossi è leggenda.

Il sorpasso della forza e del talento infinito, del pensiero veloce e della volontà di precisione, è il gesto di riscatto che vale molto di più del secondo posto finale. Con quel sorpasso, Rossi marca il territorio, in scuderia e contro il resto del mondo. E' un messaggio a Vinales, che l'ha battuto ma non l'ha sconfitto. E' ancora presto, dunque, per cambiare le gerarchie in Yamaha. Negli ultimi passaggi il compagno di squadra più ambizioso e più giovane, che meglio ha capito come far rendere al meglio questa M1 2017, allunga ancora. Vinales risponde, cerca di mettere una distanza che ancora non c'è. Alla fine, sarà festa per due.

Dont't cry for Vale, Argentina. Unico in pista ad aver vinto anche quando si correva a Buenos Aires, Rossi diventa il primo a toccare i 350 gran premi in MotoGP. Quasi il doppio di Giacomo Agostini, a cui ne sono bastati 190 per conquistare 15 Mondiali e l'alloro di pilota più vincente di sempre. Il Dottore ha corso quasi il 40% degli 888 GP validi per il Mondiale dal 1949 a oggi: semplicemente non ha rivali. Capirossi in 21 anni di carriera ne ha corsi 328, i suoi rivali attuali sono decisamente più indietro: Dani Pedrosa è a 260, Dovizioso a 259, Jorge Lorenzo a 251. Primo e unico ad aver vinto in quattro classi, capace come nessun altro di conquistare un Gp a quasi vent'anni dal primo successi (114 successi dal GP della Repubblica Ceca del 1996 e il successo in Catalogna dello scorso giugno), non guarda certi numeri. "Più delle partenze, contano i podi" ha detto. Che pure sono 223, 187 nella classe regina, almeno uno per 22 stagioni consecutive. Sfuma il successo che lo renderebbe il vincitore più anziano di sempre in Motogp (il primato spetta ancora a Bayliss che si impose a 37 anni e 213 gioni a Valencia nel 2006), e l'italiano meno giovane di sempre a vincere in top class, battendo il record di Nello Pagani (37 anni e 328 giorni a Monza nel 1949 in 500).

Un lungo inseguimento, fra prove ed errori.

Corre con una gomma media avanti e dietro, Rossi, che come a Losail in gara maschera e dimentica i dubbi delle prove e del warm up, l'instabilità all'anteriore, la delusione per non aver potuto provare la più dura delle mescole. Particolarmente veloce nei primi giri nel secondo e nel quarto settore, innesca un duello di stili e di generazioni con Vinales, favorito dalla caduta in avvio di Lorenzo. La scivolata alla curva 2 di Marquez, che ha una dura all'anteriore e butta via così la quarta pole consecutiva a Termas de Rio Hondo, trasforma la sfida in un confronto per la vittoria con Crutchlow come terzo incomodo. Il gap con l'americano della Honda, stabilmente più veloce di un decimo o due nel primo settore, si mantiene appena sotto il secondo: abbastanza per impedire l'attacco, non troppo per convincere il Dottore a rinunciare all'inseguimento.

Rossi che vede anche Pedrosa cadere nello stesso punto e nello stesso modo di Marquez a 13 giri dalla fine, si avvicina a Crutchlow. E' la danza del predatore che cerca i centimetri dove non ci sono, che insegue una luce prima che si manifesti, per l'orgoglio, per non lasciare tutto il palcoscenico al Top Gun, il compagno e primo rivale cresciuto col mito del Dottore, primo dal 1990, dopo Wayne Rainey, a centrare la vittoria nelle prime due gare della stagione.

Come nel 2015, quando partì ottavo e centrò il successo numero 110 adombrato dall'urto con Marquez al penultimo giro, Rossi è animale da gara. Un anno fa, in difficoltà dopo il cambio moto, il podio è arrivato solo grazie a Iannone che ha buttato giù Dovizioso e azzerato un'ormai certa doppietta Ducati dietro il dominatore Marquez. Quest'anno, col Dovi sfortunatissimo e speronato da Espargaro, gli errori dei rivali aiutano ma il merito del secondo posto è tutto di Vale. Tutto del numero su Crutchlow.

Un uomo da 350 milioni.

Numeri, appunto. Numeri che raccontano una storia. Ce n'è solo uno più importante degli episodi e delle vittorie, dei successi e dei Mondiali. Quel 46 che non ha mai abbandonato, che è diventato il marchio del Dottore, per un decennio nella top-100 degli atleti più pagati al mondo stilata da Forbes. La leggenda da 350 gare ha perso sì lo status di più pagato in MotoGP (ha un contratto da 7,5 di euro a stagione, meno di Marquez e Lotenzo) ma potrebbe raggiungere i 350 milioni di guadagni, fra ingaggi e sponsorizzazioni, alla fine del 2017 secondo le stime di Eurosport.

Il secondo posto diventa così più della piazza d'onore. Diventa il luogo dell'orgoglio e del rispetto, della passione che non cede. Di un passaggio di tempo forse inevitabile, ma ancora da rimandare. E' il moderno che non si rassegna a lasciare il posto al futuro. Adelante, adelante.