Un circuito breve, sulle colline della Stiria, con un dislivello di 65 metri tra il punto più alto e più basso e una discesa, la più ripida, con una pendenza del 9,3 per cento. A un mese dal GP di Formula 1, anche la MotoGP arriva sul Red Bull Ring, un tracciato con nove curve che Brembo inserisce fra i più difficili per i freni, come Barcellona, Motegi e Sepang.

Un giro di pista.

L'anno scorso, la MotoGP è tornata in Austria dopo 19 anni, dall'ultimo gran premio sul vecchio Red Bull Ring a Spielberg nel 1997. Con lo sfondo old-style delle montagne d'Austria, il tracciato si divide sostanzialmente in due parti. Si parte con due curve simili, a 90 gradi, che richiedono due grosse frenate, e in mezzo lunghi rettilinei. La prima staccata, alla Castrol Edge, è la più dura perché si trova nel punto più veloce del tracciato, anche se leggermente in salita: le MotoGP arrivano a 312 km/h e frenano per 4,1 secondi per scendere a 99 km/h. I piloti subiscono una decelerazione di 1,5 g ed esercitano un carico sulla leva di 6,4 kg. In questo punto le monoposto di Formula 1 arrivano ad una velocità di poco superiore (318 km/h), hanno il vantaggio di poter entrare in curva a 137 km/h e soprattutto possono spingere al massimo sui freni senza rischio di ribaltarsi: per la frenata bastano 1,77 secondi e 52 metri, un quarto dello spazio (216 metri) di cui hanno bisogno le MotoGP.

La Remus Kurve (curva 2), che si affronta dopo un rettilineo dal tratto finale in salita, è invece la più lenta del tracciato. Si entra a 64 km/h e si rimane attaccati ai freni per 5 secondi con un carico di 5,8 kg sulla leva.

Persino maggiori sono lo spazio e il tempo di frenata delle MotoGP alla curva Rauch (curva 4), a destra e ad ampio raggio, complice la strada in discesa. Qui i piloti passano da 294 km/h a 79 km/h in 251 metri e 5,2 secondi contrastando una decelerazione di 1,5 g mentre per i piloti di Formula 1 tocca i 4,7 g.

Attraverso la curva Pirelli, a sinistra, in cui i piloti passano da 219 a 121 km/h con una frenata di 2,9 secondi, si arriva alla Wurth in cui serve una graduale erogazione della potenza. È uno dei punti in cui, idealmente, si può anche tentare l'attacco. L'allungo in uscita porta alla Rindt, dedicata al campione di F1 che si divertiva a “derapare” con il suo Maggiolino Wolkswagen a Graz, campione del mondo “postumo” nel 1970 dopo l’incidente mortale alla parabolica di Monza. È una urva a destra che si affronta con un carico massimo sulla leva di 4,7 secondi e si esce in accelerazione sul breve rettilineo che porta all'ultima curva e all'arrivo.

L’impegno dei freni.

Un giro richiede sette frenate (solo Phillip Island ne ha di meno, sei) per un totale di 25 secondi. Per completare la gara, dunque, i piloti agiscono sulla leva del freno per poco meno di dodici minuti. Devono contrastare una decelerazione media di 1,3 g, la più alta della stagione.

Sommando tutte le forze esercitate da un pilota sulla leva del freno, sottolineano i tecnici Brembo, dalla partenza alla bandiera a scacchi il valore supera i 10 quintali e mezzo: per nessuna frenata il carico è inferiore ai 4,7 kg.

Le gomme: tre mescole asimmetriche.

Il Red Bull Ring è caratterizzato da un asfalto abrasivo che, unito alle alte temperature e alla possibile escursione termica, metterà a dura prova i pneumatici. Michelin ha deciso di portare tre tipi di gomma anteriore da asciutto, di mescola modbida, media e dura, tutte a disegno asimmetrico. Confermato anche al posteriore il disegno con la spalla destra rinforzata. In caso di pioggia, le gomme da bagnato saranno di mescola morbida e media a disegno asimmetrico per il posteriore.

“È un periodo molto intenso. Dopo la gara a Brno siamo stati protagonisti dei test sulla stessa pista ceca prima di arrivare in Austria – ha detto Piero Teramasso, responsabile Michelin divisione due ruote -. L’anno scorso al Red Bull Ring abbiamo vissuto un fine settimana molto positivo e le nostre gomme hanno messo in pista delle ottime prestazioni nonostante l’escursione termica notevole; il primo giorno faceva molto freddo mentre la domenica della gara c’erano oltre trenta gradi. Questo circuito ha un disegno unico, con due vere curve a sinistra. Nel 2016 avevamo messo a disposizione pneumatici molto adatti a questo tracciato e così faremo anche in questa stagione”.

Numeri e curiosità.

Il Motomondiale arrivò in Austria una prima volta nel 1971, sul circuito di Salisburgo: in 500cc vinse Giacomo Agostini su MV Agusta. Fu, quello, l'ultimo binomio moto-pilota italiano sul gradino più alto del podio (GP di Finlandia 1972) fino al successo dell'anno scorso al Red Bull Ring di Andrea Iannone su Ducati.

Questo è anche l'unico circuito in calendario dove Valentino Rossi non è salito sul podio nella massima classe. Come il nove volte campione anche Dani Pedrosa non è ancora salito sul podio in Austria. Potrebbero riuscirci domenica rispettivamente sul 27mo e 23mo tracciato diverso in carriera.

In Moto2 Tom Luthi arriva forte della decima vittoria stagionale, eguagliato il record di Pol Espargaro. Ottavo a Brno, Franco Morbidelli continua a dominare la classifica della categoria mediana. L’anno scorso fu secondo in Austria ed è l’unico pilota oggi nella classe che è già salito sul podio in Stiria.

Record di successi anche per Joan Mir, che ha vinto sei delle prime dieci gare in Moto3 battendo anche il record di vittorie di Valentino Rossi in 125 nel 1997. Proprio in Austria, l'anno scorso, Mir ha vinto la sua prima gara partendo dalla prima pole position in carriera.