in foto: Valentino Rossi / GettyImages

Valentino Rossi ha in mente una data ben precisa. Dimesso sabato scorso dal Torrette di Ancona dopo aver trascorso in ospedale la notte successiva all’operazione di riduzione della frattura di tibia e perone della gamba destra, Rossi ha iniziato la corsa al recupero. Le buone condizioni della gamba che già venerdì sera era molto sgonfia, l’assenza di danni muscolari e l’inserimento di un chiodo nell’osso per facilitarne la saldatura hanno dato un’accelerata verso la dimissione del paziente che, tornato a casa, insieme al suo preparatore, Carlo Casabianca, i fisioterapisti e la Yamaha ha iniziato a pianificare il ritorno in pista.

Corsa al recupero.

Anche il dottor Raffaele Pascarella che lo ha operato e che venerdì aveva parlato di uno stop di 30-40 giorni, davanti alla carica e l’entusiasmo di Valentino, si è tenuto sul vago. “Dipenderà dalla sua capacità deambulatoria e dal dolore che proverà” ha risposto quando gli è stato chiesto se, visto il tipo di frattura, i tempi di recupero potessero essere accorciati. “Le decisioni sono le sue, io faccio il dottore, la palla di cristallo non me l’hanno ancora regalata”. Sfera magica che non si nasconde neppure nel cilindro di Valentino, a differenza di una grande determinazione. “Lo vedi e non pensi che sia uscito da una sala operatoria” ha raccontato Matteo Flamigni, il suo telemetrista, che venerdì pomeriggio era passato in ospedale a salutarlo, come anche Lin Jarvis, il managing director Yamaha che in queste ore sta decidendo se  sostituire o meno Rossi a Misano. Ed eventualmente solo a Misano, visto che sono in molti a scommettere su un rientro già in Spagna.

Frattura meno brutta del 2010.

Nella sua casa di Tavullia, Rossi ha ricevuto la visita anche del team manager Maio Meregalli e del suo capotecnico Silvano Galbusera. Lo stesso Galbusera che Valentino iniziò a conoscere a livello professionale sette anni fa, dopo l’incidente del Mugello in cui si fratturò tibia e perone della stessa gamba destra infortunata giovedì scorso facendo enduro, in occasione di un test con la Superbike di James Toseland a Misano. Quel test arrivava a 32 giorni dalla caduta alle Biondetti che nel 2010 lo costrinse a saltare quattro gare, e cinque giorni dopo fu seguito da un secondo test con la R1, a Brno, che decretò il suo ritorno alle gare. Rientro che arrivò al Sachsenring, 43 giorni dopo l’incidente, suggellato da un gran 4° posto alle spalle di Casey Stoner. Un recupero che, considerata la gravità di quella frattura -scomposta e esposta, diversamente dalla nuova frattura solo scomposta – oggi porta a ipotizzare un rientro già ad Aragon.

Come al Sachsenring, stampella alla mano.

Farò di tutto per tornare il prima possibile” promette Rossi, pensando al 24 settembre, quando saranno trascorsi 22 giorni tra l’operazione di venerdì notte e il primo giorno di prove libere ad Aragon. Periodo che, se non insorgeranno complicazioni, potrebbe essere sufficiente per un recupero anche se non completo. Del resto anche nel 2010 c’era chi puntava contro un suo rientro in Germania. Ma quel suo arrivo in pista, stampella alla mano, resta un’immagine difficile da cancellare.

Valentino Rossi al Sachsenring nel 2010 raggiunge la sua M1 con l'aiuto di una stampella / GettyImagesin foto: Valentino Rossi al Sachsenring nel 2010 raggiunge la sua M1 con l'aiuto di una stampella / GettyImages