La sua carta d’identità racconta 38 primavere, più della metà trascorsi sulle pista di tutto il mondo, ma l’età non è un guaio per Valentino Rossi. Dalla prima vittoria nel 1996 al trionfo di domenica ad Assen una collana lunga 115 perle in 22 stagioni iridate, tra tante battaglia vinte, alcune perse, contro vecchi rivali e nuove generazioni. Con intatta passione e la voglia di continuare a stupire e vincere finché capirà che sarà ancora in grado di farlo. Legato alla Yamaha dal contratto biennale firmato all’inizio della passata stagione, Valentino Rossi resterà in pista almeno fino al 2018.

Quando ho firmato l'attuale contratto, ho pensato ‘potrebbe essere l’ultimo', ma non ne avevo la certezza. Dipende da molte cose e deciderò cosa fare all'inizio della prossima stagione. Se sarò ancora competitivo e capace di vincere, perché no, potrei anche continuare – ha dichiarato in un’intervista a MotoGp.com.

Al di là dei programmi per il 2019, il successo di Assen ha riaperto ancora una volta il mondiale, in una stagione difficile da interpretare, con cinque vincitori diversi nelle prime otto gare e i primi quattro piloti racchiusi in appena 11 punti al giro di boa del Sachsenring. “Per diverse ragioni la lotta in campionato è così serrataLa prima è riconducibile alle moto che hanno prestazioni simili: alcune sono meglio di altre sotto alcuni aspetti mentre altri prototipi svettano per altre caratteristiche, una cosa che rende ogni fine settimana imprevedibile. La seconda motivazione è il livello dei piloti, molto alto” spiega di un mondiale emozionante e ricco di cambiamenti, che lo vede terzo in classifica piloti a sette punti dal leader Dovizioso: “La chiave per il successo è vincere il più possibile. Questo, quando le gomme e la moto ti consentono le migliori prestazioni. Importante è anche non commettere errori nei fine settimana difficili”.