Un secondo posto che vale quanto una vittoria quello ottenuto da Kimi Raikkonen nel Gran Premio d'Ungheria: il finlandese avrebbe avuto il passo per staccare il compagno di squadra, ma ha preferito anteporre il bene del team alla gloria personale. La sua Rossa aveva il passo per andarsene, i problemi accusati dal tedesco allo sterzo – che non permetteva al leader del campionato di sfruttare tutta la pista, perdendo decimi preziosi – avrebbero consentito al finnico di prendere il argo, ma lui ha preferito rimanere a proteggere il compagno di squadra dall'attacco di Lewis Hamilton, il grande rivale nella corsa al titolo, ribattendo colpo su colpo agli attacchi del britannico.

in foto: Kimi Raikkonen sul podio dell'Hungaroring – Getty Images

Una prova da gregario, un compito da seconda guida, ruolo troppo spesso sminuito, ma fondamentale per i successi di un team: il suo sacrificio ha permesso alla Ferrari di tornare alla doppietta, la seconda stagionale dopo quella di Montecarlo, e di accorciare le distanze sui grandi rivali della Mercedes, ora distanti 39 punti nel mondiale costruttori. Senza il suo aiuto, e con Vettel in grande difficoltà, probabilmente Hamilton sarebbe riuscito a prendersi la seconda posizione, scavalcando il compagno di squadra in testa al mondiale. Raikkonen, però, è stato più forte della voglia di tornare a guardare tutti dall'alto in basso, ha ragionato da campione nonostante la vittoria in Ferrari gli manchi dal 2009: il rapporto tra i due è ottimo e la gara dell'Hungaroring è l'ennesima dimostrazione.

Sulla doppietta Ferrari c'è l'impronta del finlandese.

Una situazione, quella vissuta da Raikkonen, in cui molti campioni si sono trovati: da Barrichello, che lasciò passare Schumacher solo sul traguardo scatenando l'ira della Federazione – allo stesso campione tedesco, al rientro dopo l'infortunio, che dovette cedere la propria posizione ad Eddie Irvine in lotta per il mondiale. Il finlandese si è trovato nella condizione opposta, quella di sapere di averne di più ma di essere costretto a rinunciare all'attacco, una mossa contronatura per qualsiasi pilota: lui è riuscito a dominare il proprio istinto, regalando una vittoria e forse un pezzo importante di mondiale al compagno di squadra. Una mossa alla quale è stato costretto anche Lewis Hamilton che, proprio all'ultima curva, ha dovuto cedere la posizione a Valtteri Bottas che lo aveva fatto passare in precedenza: una scelta, quella della Mercedes, che rischia di costare cara in ottica campionato, quei 3 punti in meno potrebbero pesare a fine stagione. Raikkonen, invece, può considerare la sua missione compiuta: se Vettel diventerà campione del mondo, una buona fetta di quel titolo sarà anche sua.