Quella di Sebastian Vettel nel Gran Premio d’Australia è una vittoria storica. Non solo perché ha riportato il Cavallino sul gradino più alto del podio dopo più di 18 mesi dall’ultima volta (GP di Singapore 2015) ma anche e soprattutto perché, si tratta della prima volta nell’era dell’ibrido (dal 2014) che la Mercedes viene battuta in pista. Infatti, in questa nuova epoca nelle 8 occasioni in cui la casa di Stoccarda non è riuscita a piazzare un suo pilota in prima posizione è stato a causa di errori o di problemi della scuderia anglotedesca. Quella di Melbourne invece è stata una sconfitta “sul campo” e, forse, anche per questo ha destabilizzato il team della stella a tre punte.

Basti pensare ai tre pugni che Toto Wolff, direttore esecutivo della Mercedes, ha tirato sul tavolo quando ha visto la Ferrari numero 5 uscire davanti a Lewis Hamilton dopo il cambio gomme. La SF70H questa volta ha dimostrato di aver colmato il gap con la casa teutonica e di poter avvicinare le prestazioni delle Frecce d’Argento, dominatrici delle ultime tre stagioni di Formula 1. Ma siamo sicuri che, come ha detto lo stesso Wolff, la Ferrari è andata più forte delle sue monoposto sul circuito dell’Albert Park?

Pochi sorpassi, decisivo Verstappen.

Per rispondere a questa domanda siamo andati ad analizzare tutti i numeri dei quattro principali protagonisti della corsa australiana. Innanzitutto abbiamo scandagliato giro per giro l’evoluzione delle posizioni di Vettel, Hamilton, Bottas e Raikkonen dalla partenza fino alla bandiera a scacchi che come sappiamo ha sorriso al tedesco della Rossa di Maranello. Basta dare un’occhiata superficiale per accorgersi immediatamente del fatto che in realtà si è trattata di una gara abbastanza noiosa nella quale i primi quattro della graduatoria non si sono mai superati tra di loro in pista. Tant’è che le posizioni di partenza sono rimaste invariate fino al pit-stop dell’inglese della Mercedes, in quel momento in testa. Altrettanto evidente come i 6 giri passati dal britannico a battagliare con Max Verstappen abbiano favorito il “sorpasso” del ferrarista, bravo poi a guadagnare costantemente sul rivale fino al traguardo dove vi arriverà con oltre 9 secondi di vantaggio.

Il lampo di Kimi, e anche Vettel fa meglio di Hamilton.

Analizzando poi i numeri dei quattro attori principali del Gran Premio inaugurale della stagione 2017 vengono fuori altri dettagli che hanno fatto la differenza e che ci possono aiutare ulteriormente a dare una risposta alla nostra domanda di partenza. Innanzitutto va segnalato che il giro più veloce è stato messo a segno dall’altra Ferrari, quella di Kimi Raikkonen, che percorrendo il tracciato alla media di 220,605 km/h ha fermato il cronometro sull’1’26”538, facendo così meglio di 55 centesimi rispetto alla W08 di Bottas. E allo stesso modo anche Vettel, con esattamente un decimo in più del compagno, ha fatto segnare un crono nettamente migliore di Hamilton che non è riuscito a scendere sotto l’1’27”033.

Le Frecce d’Argento volano, ma il Cavallino è più regolare.

Un risultato molto strano se si vanno ad osservare i dati relativi alla velocità. Infatti, in questo particolare dettaglio la Mercedes del britannico ha stracciato la concorrenza: suoi infatti sia il picco massimo (318 Km/h contro i 316,3 Km/h dell’altra Freccia d’Argento, i 314,6 Km/h di Seb e 304,3 Km/h di Kimi), sia la migliore velocità media in tutti e tre i settori del circuito Albert Park. Una velocità che però non è servita a Lewis per conquistare la vittoria, soprattutto a causa della poca continuità di prestazione e dell’eccessiva usura delle sue gomme (tra i quattro è quello ad aver girato di più con le soft dopo il pit stop). Per niente invece ha influito il tempo per il quale si è fermato ai box, difatti, se è vero che il cambio degli pneumatici è stato più lento di quello di Bottas e Vettel, è anche vero che il tempo di permanenza nella pit-lane è minore di quello trascorso per il ferrarista e solo leggermente superiore rispetto a quello impiegato dal suo compagno di squadra.