Il maschilismo c’è e farà sempre parte del mondo del motorsport

Vicky Piria

Vicky Piria, classe 1993, è una giovane promessa del motorsport italiano. Metà italiana e metà britannica, la 23enne si prepara a gareggiare nel neonato campionato Electric GT, dove gareggerà con piloti provenienti da tutto il mondo a bordo di una Tesla Model S radicalmente modificata per spingere in pista. La carriera della italo-britannica comincia in tenera età coi go-kart prosegue toccando differenti categorie di vetture, con un occhio di riguardo per le monoposto. Abbiamo avuto modo di parlare con Vicky Piria, che ha risposto alle nostre domande parlandoci del difficile percorso di un pilota tra sessismo e la pesante crisi economica italiana.

Partiamo dalle basi. Come è nata la sua passione per i motori?

La mia passione per i motori è nata da bambina, avevo solo 8 anni quando mio padre portò mio fratello Joey, due anni più giovane, a girare con un go-kart. Molto incuriosita e molto competitiva nei confronti di mio fratello, provai e non volevo più scendere. Nel giro di poche settimane buttavo mio papà giù dal letto per portarmi a girare.

Quali sono le difficoltà maggiori nel percorso di un pilota?

Sono moltissime le difficoltà, il percorso di un pilota è unico nel suo genere. La preparazione atletica, mentale e tecnica è molto particolare.

Cosa ha provato la prima volta al volante di un’auto da gara?

La prima cosa che colpisce ovviamente è l’accelerazione e la velocità, con il tempo tutto questo passa in secondo piano. Quello che ora mi piace sempre è la potenza frenante e soprattutto la velocità di percorrenza in curva.

in foto: Vicky Piria accanto alla Trident GP3.

In pista ha sempre guidato vetture fin da piccola, come lo vive una pilota l’esame della patente B?

Per quanto riguarda la pratica, nessun problema! La teoria ancora più ansia dei miei coetanei! Ma vi immaginate che vergogna se bocciano un pilota!?

Guidando in pista ha acquisito moltissima esperienza ed una certa cultura del panorama automotive. Qual è la sua auto dei sogni, sia stradale che da gara, quella che ha sempre desiderato fin da bambina?

Lavorando come istruttrice di guida ufficiale per Ferrari, probabilmente sono di parte, ma sono innamorata della 488 GTB, leggera, tanto carico aerodinamico e tantissima coppia grazie al turbo che sembra un aspirato da 670 CV! Da bambina invece ero fan sfegatata della Gallardo, che insieme a mio fratello chiamavamo “Langonghini”!

Attualmente quale auto guida quotidianamente? Acquisti futuri?

Al momento ho una Mini Cooper Diesel del 2010. Funzionale e consuma poco, era un buon affare.. sicuramente la prossima macchina però sarà meno rigida visto che faccio molti moltissimi km all’anno!

La velocità massima raggiunta? Alta, ma quella che si sente davvero è in curva

Vicky Piria

È abituata a guidare bolidi a dir poco rumorosi. Quali sensazioni ha provato a bordo della Tesla Model-S EGT? Quanto incide sulla guida l’assenza del tipico sound degli scarichi?

È una sensazione veramente strana e quasi assurda. Il motore non fa assolutamente nessun rumore, in pista si sente il rumore dell’attrito delle gomme, l’aria e vibrazioni delle componenti meccaniche. Rende tutto più difficile: è un senso fondamentale in meno, il rumore aiuta a capire tante cose ad esempio la coppia nella fase di riapertura dell’acceleratore in uscita di una curva.

Arriva alla EGT con un ottimo curriculum e ora dovrà vedertela con piloti veterani del calibro di Tom Coronel, si ritiene pronta alla sfida?

Siamo piloti tutti molto diversi specializzati in ambiti diversi, certo piloti come Coronel e Bleekemolen hanno tantissima esperienza e buon piede! Però partiamo tutti da zero in un campionato nuovo! Non mi spaventa la sfida.

Oltre alla EGT ha altri impegni per questa stagione?

Si senz'altro, sempre competizioni GT. Tra poco se tutto va bene definisco.

Ha girato il mondo a bordo delle più grintose auto da gara, qual è il suo circuito preferito?

Sicuramente Spa-Francorchamps. La più bella, divertente ed emozionante sempre. Mi piacciono moltissimo anche Mugello e Portimao.

Tante gare, tante emozioni. C’è una gara in particolare che le ha lasciato un ricordo indelebile?

Un ricordo indelebile sarà per sempre la mia prima gara nel circuito cittadino, Montecarlo 2012.

Vittoria Vicky Piriain foto: Vicky Piria.

Qual è la velocità massima che ha raggiunto? Con quale auto?

Sono più preoccupata a guardare avanti quando vado molto veloce! Sicuramente una velocità molto alta, ma la sfiori per pochi istanti, quello che si sente veramente è la velocità in una curva veloce!

In pista ogni pilota si fa valere utilizzando al meglio la sua tecnica. Una volta tolto il casco, c’è ancora del sessismo in pit-lane?

Ci convivo serenamente ma non posso dire che non c’è sessismo. Col tempo ormai sono riuscita a farmi conoscere nell’ambiente come un pilota serio e professionale ma il maschilismo c’è sempre e farà sempre parte del mondo del motorsport.

Quanto si allena ogni giorno? Quanto differisce la preparazione atletica tra donna e uomo?

Dipende dai periodi e soprattutto da che campionato farò. Nella preparazione pre-stagione ci si allena tutti i giorni almeno un paio di ore. Gli allenamenti tra pilota donna/uomo non cambiano, anche se imparando a conoscere il proprio corpo ogni allenamento poi diventa personalizzato.

Vicky Piriain foto: Vicky Piria.

A quale pilota si ispira?

Ayrton Senna.

Un pronostico per la stagione 2017 di Formula 1?

Speriamo sia una stagione bella combattuta, sicuramente Mercedes, Red Bull e quest’anno anche Ferrari.

L’approdo di Giovinazzi in Ferrari è una grande vittoria per il motorsport italiano. Attualmente c’è ancora spazio per i piloti tricolore in Formula 1?

Al momento è difficile per i piloti italiani, la crisi economica italiana condiziona il motorsport e porta conseguenze. Spero però che l’approdo di Antonio possa riaprire la strada anche ad altri piloti italiani.

La Formula 1 si dimostra sempre più aperta a giovani talenti, come Max Verstappen. Ritiene che un “neopatentato” sia all’altezza della massima serie o è meglio che si faccia le ossa in altri campionati minori?

Ormai si deve “crescere in fretta” ma io sostengo sia sempre meglio farsi le ossa nei campionati minori, sono altamente formativi e competitivi.

Ci insegna a derapare?

Vai! Però rimediate almeno due macchine così poi ci sfidiamo.