La notizia della sospensione di Andrea Iannone in seguito a un controllo antidoping della WADA che ha dato esito positivo, scuote il mondo dei motori. Nelle urine del pilota dell’Aprilia in MotoGP schierata dal team di Fausto Gresini sono state trovate tracce di una sostanza classificata come steroide anabolizzante androgeno di provenienza esogena (AAS), una molecola appartenente all’elenco delle sostanze vietate dalla Federazione Internazionale del Motociclismo (FIM). Motivo per cui la Federazione ha temporaneamente sospeso Iannone, escludendo il pilota italiano dalla partecipazione a qualsiasi competizione o attività motociclistica promossa dalla Federazione stessa fino a nuova comunicazione. Iannone può chiedere la revoca della sospensione e ha diritto a alla controanalisi del campione B ma nel frattempo la sospensione provvisoria rischia di mettere a serio rischio il prosieguo della sua carriera. Sia Iannone, sia la sua nuova fidanzata, Giulia De Lellis, hanno commentato la vicenda su Instagram e, in particolare, è stato lo stesso pilota a chiarire la sua posizione.

Iannone, caso doping: cosa rischia il pilota MotoGP?

Al momento, il provvedimento di sospensione dalle attività ha ben poca efficacia, visto che per la MotoGP è nel pieno della sua pausa invernale che terminerà soltanto a febbraio, con i primi test invernali previsti a Sepang. Tuttavia, se l’analisi del controcampione non darà i risultati sperati, la Federazione dovrà decidere come agire, in considerazione della gravità della violazione. Una situazione che, in precedenza, la FIM si è ritrovata a dover affrontare in altre occasioni, tra casi che hanno fatto scalpore e altri passati invece in sordina. La procedura in materia di antidoping prevede una squalifica fino a quattro anni, ma il periodo di sospensione per uso o possesso di sostanze vietate (articolo 10.2 del regolamento FIM) viene valutato caso per caso.

Andrea Iannone, 30 anni / Getty Images
in foto: Andrea Iannone, 30 anni / Getty Images

Una prima decisione riguarda i risultati sportivi raccolti dal pilota a partire dal giorno del test antidoping: generalmente vengono cancellati tutti i risultati raccolti fino al periodo di ineleggibilità, ovvero il lasso di tempo che intercorre tra il controllo e il termine della sospensione stabilita dalla FIM. Nel caso di Iannone, non verrebbe però cancellato alcun punto, dal momento che sia a Sepang, sia nell’ultima gara di Valencia con cui si è chiusa la stagione 2019, il pilota di Vasto ha collezionato due ritiri. Il suo 16° posto in generale con 43 punti, per quanto poco gratificante per lui, dovrebbe quindi essere salvo.

La decisione vera e propria riguarda il periodo di squalifica che, come detto può essere esteso fino a quattro anni. In casi analoghi la Federazione ha deciso di confermare il provvedimento di sospensione cautelare per un lasso di tempo dell’ordine di mesi, con divieto per il pilota di partecipare a qualsiasi competizione o attività motociclistica fino al termine del periodo di ineleggibilità. Iannone rischia quindi di trovarsi escluso, da esempio, dai primi test invernali in Malesia, nonché da una o più gare della stagione 2020.

Preoccupa il recente caso di ‘Bubba' Stewart

In precedenza, le squalifiche per doping sono state estese al massimo per uno o più mesi, come nel caso della sanzione inflitta, ad esempio, al pilota della Superbike Noriyuki Haga che nel 2000 fu trovato positivo all’efedrina e sospeso per un mese dalle corse. Un altro precedente che invece riguarda il Motomondiale è quello che vide coinvolto Anthony West negli anni del pilota australiano in Moto2, quando gli vennero cancellati tutti i risultati ottenuti dal giorno del controllo (20 maggio 2012) fino all’ottobre 2013. Una nuova sospensione gli è stata inflitta nel luglio del 2018, in occasione del round del campionato del mondo Superport a Misano, dove il campione di urine che venne analizzato dal laboratorio Wada aveva evidenziato la presenza di una sostanza vietata dalla FIM.

Più recente, la squalifica decisa per il pilota delle due ruote artigliate, James Stewart, due volte campione dell'Ama Supercross che nel 2015 è stato squalificato per 16 mesi per uso di anfetamina. La sanzione è stata confermata dalla stessa FIM un anno dopo la squalifica. dopo anche il ricorso presentato dal pilota statunitense alla Corte di Arbitrato dello Sport (CAS) che venne respinto. Guardando agli Anni ’90, fece rumore la squalifica inflitta ad Anthony Gobert, pilota Ducati nel campionato Superbike Usa che venne inizialmente squalificato dalla federazione locale per tutto il 1998, pena che venne poi ridotta a tre sole gare di stop. Pure per lui esisteva un precedente, nel 1997, quando correva in classe MotoGP con la Suzuki e venne squalificato e licenziato in seguito a un controllo svolto dalla stessa casa motociclistica. Il nuovo sbaglio (venne trovato positivo alla marijuana) non compromise definitivamente la sua carriera anche se, il secondo errore gli chiuse definitivamente le porte della MotoGP.