Una mossa dell’avvocato che difende Andrea Iannone rischia di compromettere ulteriormente la posizione del pilota. Nei giorni dell’analisi del campione B, il suo avvocato, Antonio De Rensis, ha rivelato che il riscontro dell’esame è stato positivo, anticipando la comunicazione ufficiale circa il nome della sostanza vietata nonché i valori emersi dalla controverifica. Il risultato analitico avrebbe evidenziato la positività al Drostanolone, uno steroide androgeno anabolizzante (AAS) di natura esogena che è presente nella lista delle sostanze proibite della Wada di cui, ai sensi del Codice Antidoping, la Federazione internazionale del motociclismo (FIM) non ha finora potuto rivelare né nome, né concentrazione.

L'errore dell'avvocato di Iannone

Si tratterebbe di metaboliti pari a 1,150 nanogrammi per millilitro” dice De Rensis in un’intervista a Gazzetta dello Sport, sottolineando che il valore di Drostanolone riscontrato nel campione di urina “molto densa, pari a 1,024 (g/L) per la forte disidratazione della corsa – il prelievo è stato effettuato dopo il GP di Malesia, a Sepang, lo scorso 3 novembre – è un dato che ci conforta verso la tesi della contaminazione alimentare, anche perché gli steroidi sono assunti con cicli lunghi, non occasionali”. La frettolosa rivelazione del legale che, tra l’altro, mette in risalto come “alla prima comunicazione ufficiale” avvierà l’attività difensiva per “mostrare l’estraneità di Iannone e riconsegnarlo all’Aprilia”, può ritorcersi contro lo stesso pilota, rischiando di compromettere la sua posizione davanti alla Corte Disciplinare Internazionale (CDI) della FIM che può non aver gradito lo spiattellamento pubblico di una questione così riservata quanto regolata da norme ben precise.

La mossa ricorda lo sbaglio di Valentino Rossi

La sensazione è che, nonostante De Rensis sia noto per preso le difese di personaggi del calibro di Antonio Conte nel calcio scommesse e della madre di Marco Pantani, il legale abbia commesso un errore nel sottovalutare tempi e modi dell’azione difensiva. Una strategia che riporta alla memoria la vicenda che coinvolse Valentino Rossi ai tempi dell’accusa per evasione fiscale, quando nel 2007 si difese con un improbabile video messaggio, salvo poi fare retromarcia e ammettere le sue colpe patteggiando una salatissima multa. Riguardo invece alla strategia difensiva, anche questa sembra davvero non poter portate molto lontano, come evidenziato dal prof. Paolo Borrione, ematologo e docente dell’Università di Roma del Foro Italico che vanta un’importante esperienza di antidoping. Secondo lo specialista, quella che il legale definisce come “una quantità di metaboliti molto esigua” è comunque riconducibile all’assunzione di prodotti dopanti. “Con un valore alto, avrei pensato a un’assunzione volontaria, ma con questi valori non si può escludere l’involontarietà – fa notare Borrione alla Rosea in edicola oggi, ritenendo che il quantitativo rilevato può essere compatibile con un ciclo di anabolizzanti. “Sì, se fosse stato concluso 2/3 settimane prima del controllo: è una sostanza che ha un’emivita breve e che cala progressivamente all’assunzione”.

Andrea Iannone, 30 anni / Getty Images
in foto: Andrea Iannone, 30 anni / Getty Images

Il Drostanolone non è usato in ambito veterinario

Non depongono a favore di Iannone neppure i precedenti casi di positività al doping giustificati con la tesi della contaminazione alimentare. Ad esempio, nel 2012, il ciclista Alberto Contador è stato squalificato per due anni perché nelle urine dello spagnolo era stata riscontrata la presenza 50 picogrammi per millilitro (pari a 0,5 nanogrammi/millilitro, dunque minore di quella di Iannone) di clembuterolo, un antiasmatico con effetti anabolizzanti, nonostante la difesa avesse sempre sostenuto l’assunzione involontaria tramite carne contaminata. Nel caso di Iannone emerge inoltre che il Drostanolone “non è una sostanza molto usata in ambito veterinario – chiarisce sempre lo specialista – anche se non escludo possa trovarsi negli integratori del mangime degli animali”.

Cosa accade ora? I tempi della sentenza

In ogni caso, la conferma della positività data dalle controanalisi, apre per Iannone una fase decisiva della vicenda doping. Quando arriverà la comunicazione ufficiale del risultato analitico della Wada, seguirà il deferimento della FIM. Il pilota potrà chiedere o meno l’audizione davanti alla Corte Disciplinare Internazionale (CDI) che, se riceverà tale richiesta, dovrà fissare la data dell’udienza. Questo dibattimento dovrà essere fissato entro tre mesi dalla data di notifica della sospensione (17 dicembre 2019) con la possibilità, per la difesa, di presentare eventuali testimoni e produrre nuove argomentazioni di carattere scientifico. Arriverà poi la decisione della Corte, che dovrà emettere sentenza entro 45 giorni. Contro il giudizio, Iannone può decidere di fare ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) di Losanna.