Un manager di Fiat Chrysler Automobiles, Emanuele Palma, è stato arrestato dall’Fbi con l’accusa di aver mentito ai regolatori in un procedimento legato alle emissioni diesel. Il manager è accusato di cospirazione, frode, violazione della legge federale sull'ambiente e false dichiarazioni derivanti dal lavoro sul sistema di emissioni di Fiat Chrysler nei veicoli statunitensi con motori diesel.

Manager Fca arrestato negli Usa

Secondo l’accusa, Palma e altri “noti e sconosciuti” hanno cospirato per ingannare i regolatori e i clienti anche dopo che lo scandalo dei software capaci di eludere i test sulle emissioni aveva coinvolto la rivale Volkswagen. Un piano che sarebbe descritto nelle e-mail sequestrate dai funzionari del Dipartimento di Giustizia statunitense. Nel pomeriggio di martedì, Palma è comparso davanti a un giudice federale di Detroit. Il giudice magistrato Elizabeth Stafford lo ha rilasciato su cauzione, ordinandogli di consegnare il suo passaporto. L'avvocato di Palma, Kenneth Mogill, ha affermato che il suo cliente vive con la sua famiglia nell’area di Detroit e collaborerà alle indagini.

Nuove accuse per Volkswagen

La accuse al manager Fca arrivano nello stesso giorno in cui i pubblici ministeri tedeschi hanno accusato l’attuale Ceo di Volkswagen, Herbert Diess, il Presidente non esecutivo, Hans Dieter Poetsch, e l’ex Ceo di Volkswagen, Martin Winterkorn di non aver informato gli investitori della frode sulle emissioni diesel dopo averne saputo nel 2015. Il dieselgate resta una questione spinosa per i costruttori di auto e per il gruppo di Wolfsburg che, per far fronte ai costi dello scandalo, tra sanzioni e programmi di richiamo, ha già pagato 30 miliardi di euro, più della metà negli Stati Uniti e circa due (un miliardo con il marchio Volkswagen, 800 milioni con Audi e 535 milioni con Porsche) in Germania dove, anche Daimler, il costruttore proprietario, tra gli altri, del marchio Mercedes-Benz, ha accettato di pagare una multa di 870 milioni di euro per aver violato le norme sulle emissioni diesel. La sanzione è motivata dalla “negligente violazione dei doveri di supervisione nel campo della certificazione dei veicoli” ha dichiarato il gruppo, annunciando che non presenterà alcun ricorso e che la sanzione manterrà invariate le previsioni sugli utili.