Lo scandalo Dieselgate, scoppiato nel 2015 dopo la scoperta di un software illegale a bordo dei veicoli del gruppo Volkswagen per aggirare i test sulle emissioni, non sembra ancora essere finito: il marchio tedesco, infatti, ha accettato di pagare 127 milioni di dollari australiani, pari a circa 79 milioni di euro, ai circa 100 mila acquirenti di auto del gruppo che montano il motore EA189, proprio quello finito nell'occhio del ciclone, in Australia.

L'accordo, annunciato durante la seduta alla Corte federale di Sydney e al quale manca solo l'approvazione del giudice che dovrebbe arrivare a breve, chiude così una delle più grandi class action della storia: Volkswagen, pur non ammettendo le proprie colpe, ha deciso di sborsare la cifra pattuita per mettere fine alla questione relativa allo scandalo legato alle emissioni falsate. Il gruppo teutonico pagherà circa 1.400 dollari per ogni auto coinvolta; la stessa casa ha previsto che il procedimento di rimborso si concluderà nel 2020 mettendo così fine alle questione almeno in territorio australiano.

Quanto è costato fino ad ora lo scandalo Dieselgate

Una vicenda che, oltre ai danni d'immagine, ha avuto costi enormi per il colosso dell'auto tedesco: tra multe comminate dalle istituzioni, spese legali e risarcimenti ai clienti, Volkswagen ha pagato dal 2015 ad oggi circa 30 miliardi di euro a causa dello scandalo sulle emissioni. Quasi la metà di questa cifra, ossia 13,3 miliardi di euro, riguarda il Dieselgate negli Stati Uniti, dove lo scandalo è iniziato, mentre l'altro grande fronte è quello in Germania con Porsche che ha accettato di pagare 535 milioni di euro, Audi 800 milioni e la stessa Volkswagen un miliardo circa. Cifre che potrebbero salire ulteriormente visto che, a maggio dello scorso anno, la stessa casa tedesca aveva sottolineato che, per far fronte ad altri rischi legati alle cause ancora in corso, era stato accantonato un ulteriore miliardo di euro.