DR1

Troppe voci perché siano tutte vere. Da quando l'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ne ha annunciata la chiusura, troppe indiscrezione vi hanno collocato altre imprese. Termini Imerese cesserà ogni produzione alla fine del 2011, ma nel giro di un paio di settimane si erano già indicati due soggetti interessati all'acquisto della struttura.

Marchionne, del resto, si è detto aperto a soluzioni di acquisto che tengano in funzione la struttura, preservando così il lavoro di un'importante parte degli operai. Si è così parlato dell'interessamento prima della cinese Chery e poi dell'indiana Tata. In entrambi i casi le soluzioni sembravano (e forse tuttora sembrano) plausibili. Sebbene la produzione in Italia, piuttosto che in Oriente, comporti un aumento dei costi, la possibilità di ususfruire di una struttura occidentale comunque garantirebbe alle imprese orientali l'uso di una tecnologia all'avanguardia.

L'ultima voce, tuttavia, ha trovato una smentita immediata. Alcune voci, infatti, affermavano l'interesse per Termini Imerese della DR Motor Company, l'azienda molisana che ha recentemente lanciato la DR1 e che – in realtà – si limita ad assemblare auto cinesi. Alla luce di una tale strategia, l'azienda di Macchia d'Isernia comunica che "l'attuale modello produttivo della DR e i piani di sviluppo a medio e lungo termine non sono assolutamente conciliabili con un'ipotesi di acquisto di un sito come quello siciliano".

Osservazione di indubbia veridicità. Eppure dietro il nome dell'azienda italiana potrebbe anche esprimersi l'interesse – ancora quel nome – della cinese Chery, che da sempre fornisce alla DR prototipi da cui derivare le molisane.