Il GP del Giappone, originariamente previsto sulla distanza di 53 tornate, è durato un giro in meno: una situazione paradossale quella che si è verificata a Suzuka a causa di un errore nell'esposizione della bandiera a scacchi dovuta al sistema di conteggio dei giri che ha proiettato sui pannelli il segnale di fine gara fermando così la corsa.

La bandiera a scacchi sventolata al traguardo – Getty images
in foto: La bandiera a scacchi sventolata al traguardo – Getty images

Se l'errore è stato ininfluente per le posizioni di testa, però, lo stesso non può dirsi per la zona punti: Sergio Perez, infatti, uscito di pista e finito contro le barriere proprio nell'ultima tornata, si è visto classificare in nona posizione – quella occupata nel giro precedente all'incidente – conquistando così due preziosi punti iridati facendo retrocedere Hulkenberg di una posizione ed estromettendo il compagno di squadra Lance Stroll dalla top ten. In questi casi, però, il regolamento parla come specificato dall'articolo 43.2 del codice sportivo della F1 che stabilisce come "se per qualsiasi ragione il segnale di fine gara verrà dato prima che la vettura leader completerà il numero di giri in programma o prima del limite di tempo, il risultato della gara farà riferimento al giro precedente, l’ultimo in cui il leader ha tagliato il traguardo prima dell'esposizione del segnale".

Una situazione che avrebbe potuto creare un notevole scompiglio: proprio nell'ultimo giro, infatti, Lewis Hamilton ha insidiato in maniera considerevole la secondo posizione occupata in quel momento da Sebastian Vettel con il concreto rischio, visto l'errore, di vanificare il sorpasso dell'inglese ai danni del pilota Ferrari. La Fia, dopo essersi accorta della svista, ha aperto un'inchiesta per capire le cause che hanno portato all'errore omologando il risultato, come previsto dal regolamento, al giro 52 rendendo, di fatto, il GP del Giappone più corto rispetto a quanto previsto.