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Impegnato in Formula 1 da oltre trent’anni, Pat Symonds nel corso della sua lunga carriera ha avuto l’opportunità di lavorare con campioni del calibro di Ayrton Senna, nei suoi primi anni alla Toseland, con Michael Schumacher, negli anni del tedesco alla Benetton, e con Fernando Alonso quando l’asturiano era alla Renault. L’ingegnere inglese, oggi in forze alla Williams, in un’intervista su RichlandF1.com, non ha esitato nel definire chi tra loro fosse il migliore di tutti.

Pat: “Schumacher, il migliore di tutti”

Il giudizio di Symonds deriva dal fatto che Senna negli anni alla Toleman era poco più che un ventenne: “Quando lavoravo con Senna, lui era ancora giovane, aveva delle lacune dal punto di vista della forma fisica e dell’attenzione per i dettagli. Probabilmente la guida era un dono che gli veniva in maniera più naturale che a Michael, e anche per quanto riguarda Fernando c’erano alcuni aspetti che avevano bisogno di una bella lucidatura” ma su chi fosse il migliore tra i tre non ha dubbi: “Michael era incredibilmente valido sotto ogni aspetto. La sua attitudine al lavoro, la sua forma fisica, la comprensione di tutto ciò che stava accadendo in macchina e fuori, la lettura di gara, proprio tutto davvero. Per me lui è il migliore, il migliore con cui abbia mai lavorato” spiega l’ingegnere inglese che sul talento alla guida di Senna già agli esordi ha aggiunto: “Non sono sicuro che questo si possa fare prima di arrivare in Formula 1 perché le altre categorie sono un mondo a parte, e non parlo della potenza delle macchine, è l’intero approccio professionale e la pressione che c’è dietro. Ma quando si vede lavorare in Formula 1 un ragazzo, ci si fa l’idea della sua velocità, capacità mentale, personalità, attitudine a risolvere i problemi”. A testimonianza della determinazione da campione del brasiliano, Symonds ha ricordato l’episodio del muro spostato di Dallas.

Dallas 1984 e “il muro spostato”

Symonds lo ha più volte raccontato ma ricordare quanto accaduto sullo stradale nordamericano rievoca uno dei ricordi più straordinari del campione brasiliano. “A Dallas, nel 1984, Ayrton con la sua Toleman stava guidando sorprendentemente bene ma quando urtò le barriere, fu costretto a ritirarsi” ricorda Pat. “Teniamo conto che il tracciato era un cittadino ricavato nei dintorni dello stadio con muretti ovunque che avevano mietuto vittime illustri. Dopo l’incidente, quando rientrò ai box disse: ‘Sono certo di non aver fatto errori, il muro si sarà spostato!’. Fu talmente convincente che mi convinse a raggiungere a piedi il punto del tracciato ed in effetti era vero: uno dei blocco di cemento che delimitavano la pista si era spostato di quattro millimetri rispetto al successivo, probabilmente urtato da qualcuno in precedenza, creando un minuscolo scalino che fu determinante nell’incidente di Ayrton. In quel momento ho pensato che nessun’altro avrebbe potuto accorgersene” spiega l’ingenegere che conclude: “Il talento di un campione non si manifesta solo quando vince in pista, per me vale altro. È quando le cose non vanno bene che si vede veramente la qualità di una persona, e questo vale anche nella vita, non solamente nelle gare“.