Quel che conta, diceva Enzo Ferrari, è che vinca la Ferrari. Il team così ragiona da sempre, e continua anche a Singapore. La strategia delle soste porta Leclerc a perdere la prima posizione a vantaggio di Vettel che vince per la quinta volta il gran premio di Singapore. Vorrebbe tutto il monegasco, e lo dice via radio. Ma c'è un uno-due da prendere, c'è un pilota come il tedesco da recuperare per il finale di stagione. La Ferrari completa la prima doppietta dall'Ungheria, le Mercedes rimangono fuori dal podio: quarto Hamilton, quinto Bottas. Terzo chiude Verstappen, con una Red Bull sempre molto efficiente nel tratto guidato.

La partenza

Leclerc va via, Vettel sta in scia (di Hamilton). Nelle mille luci di una domenica sera a Singapore risalta il rosso della Ferrari, risaltano le scintille dal fondo della vettura del monegasco, recordman di pole position nel 2019. Hamilton ha fatto la differenza nelle libere, anche nella simulazione gara, nel terzo settore. La Ferrari si è presentata con funzionali sviluppi aerodinamici per aumentare il carico del corpo vettura. Gli aggiornamenti al fondo e al muso hanno migliorato lo scenario per la SF90, più vicina alle Mercedes qui di quanto visto nelle piste lente, ad alto carico, come Hungaroring o Montecarlo. Leclerc e Vettel però non hanno del tutto risolto piccoli problemi di sottosterzo.

Nei primi giri i piloti controllano, amministrano , non spingono al limite: sanno che la gara non si decide all'inizio, ma alla prima sosta. Son tutti lì, sull'1.49 basso, in fotocopia, tempi decisamente lenti. Giro dopo giro, curva dopo curva. Solo un Ricciardo arrabbiato dopo la penalizzazione smuove un po' la classifica: in sei giri è risalito al quattordicesimo posto.

L'undercut di Vettel, la Ferrari vince con le due punte

E' costretto dentro il ruolo, legato in una strettoia da cui è difficile uscire, anche Hamilton. "Non posso andare più lento di così" dice via radio. E' una sfida tra piloti e soprattutto tra ingegneri, un confronto di dati e di analisi, di target comunicati ai piloti giro dopo giro. Son tutti lì, separati da un secondo circa, a controllare il consumo di benzina, ad agire sulle mappature. Poi, dopo 16  giri i tempi all'improvviso si abbassano: 1'47"8 di Leclerc, 1'47"4 di Hamilton. Si ferma Raikkonen, che monta le dure per arrivare fino al traguardo.

Al ventesimo giro si fermano insieme Verstappen e Vettel che esce davanti all'olandese. L'anno scorso la sosta si è trasformata nel momento chiave della gara. Vettel provò l'undercut aggressivo montando al giro 14 la mescola intermedia delle tre portate da Pirelli (le ultrasoft) ma uscì nel traffico dietro Perez e soprattutto pagò due giri molto lenti una volta uscito dal box.

Nella parte centrale di gara, le Mercedes filano più veloci, Leclerc prova a coprire la strategia del compagno di squadra e si ritrova dietro Vettel dopo il pit stop. Il cambio di leadership Ferrari altera lo sviluppo atteso della corsa. Le Frecce d'Argento, che non hanno treni di gomme medie nuove, ritardano la sosta, aspettano che Vettel e Leclerc siano impegnati nel traffico denso. Bottas è il primo dei piloti Mercedes a fermarsi al giro 23, Leclerc continua a lamentarsi  via radio e intanto avvisa: "Posso andare più forte di così". Vettel, che gli sta davanti, non va invece tanto più veloce di Hamilton.

Gara difficile da decifrare

Dopo essersi avvicinato a Vettel, Leclerc alza il piede per far respirare la sua SF90. E' una gara un po' al contrario, difficile da decifrare. Hamilton dopo 28 giri crolla: anche Stroll gira più veloce di lui. Il team chiede a Bottas di andare più piano, altrimenti il britannico gli finirà dietro dopo la sosta. Così invece gli resta davanti, e nel caos delle soste, prima di fermarsi, Giovinazzi si ritrova per qualche giro in testa alla gara.

Vettel si prende di forza la seconda posizione provvisoria su Gasly, che fa un'altra gara. Vanno ruota a ruota, ma il contatto notato è lieve. Fa più danni invece Ricciardo con un sorpasso ugualmente muscolare su Giovinazzi, che incredibilmente l'Alfa Romeo tiene fuori per più di trenta giri: il contatto rimane leggero ma basta a bucare la gomma del pilota italiano. Ma il colpo di scena è dietro l'angolo: al giro 36 va a muro Russell, entra la safety car per la diciottesima volta in dodici edizioni del gran premio. Non si ferma Vettel. Non si ferma Leclerc, che continua a sbottare via radio per la strategia box. La Ferrari ha giocato a due punte, non ha fermato prima il leader, ma prima Vettel per vincerla su Verstappen e soprattutto Hamilton. L'obiettivo del team, gli dicono più volte, è battere le Mercedes. "Posso attaccare Vettel o no?" chiede via radio Leclerc. "Sì, ma fallo con la testa" l'ordine di scuderia.

Entra tre volte la safety car

La safety car rientra al quarantesimo giro, quando ne mancano ventuno al traguardo. Alla ripresa fora Stroll che, dopo un attacco decisissimo di Gasly, si presenta in curva un po' ribaldo e striscia sul muro. E poco dopo si arrende anche Perez, al primo ritiro in carriera a Singapore: il rosa diventa allarme rosso, vira in una domenica nera di rimpianti e desideri non colti. E rientra la safety car.

Corre il cronometro, le due ore di lunghezza massima consentita si avvicinano. Il gran premio forse più anomalo della stagione procede con i piloti tutti in coda fino al giro 48. Ma praticamente si continua a non correre: altro contatto, stavolta Raikkonen ritarda la staccata al limite e prende Kvyat. Terzo ingresso ravvicinato della safety car, che sembra agevolare Hamilton: il suo ritmo stava scendendo nelle brevi parentesi di corsa libera. E continua a non tenere nemmeno dopo l'ultima ripartenza.

Dieci giri o diciannove minuti: il thriller finale si decide qui. Girano tutti come se fossero in qualifica, senza più niente da difendere, senza ragioni per amministrare. Vettel chiude una delle sue migliori gare della sua stagione. La Ferrari ribalta lo scenario atteso, niente duello Verstappen-Hamilton per la vittoria, ma un dominio rosso. Una rinascita sotto le luci di Singapore. Come diceva il Drake, i piloti passano ma la Ferrari resta.