Chi più, chi meno, i piloti sono tutti scaramantici: i minuti che precedono la partenza di ogni gara sono un susseguirsi di gesti abitudinari, spesso ripetuti in liturgie misteriose e rese inviolabili dalla loro sacralità. Nell’era moderna del motociclismo, il rituale più evidente è forse quello di Valentino Rossi ma c’è stato chi, addirittura prima che il Dottore nascesse, si preparava a scendere in pista con qualche portafortuna oppure indossando sempre uno stesso indumento: uno schema fisso che, in più di qualche caso, è rimasto celato dal più inaccessibile dei segreti propiziatori oppure chiuso in qualche scatola che non si pensava nemmeno più di avere. “Ero sicuro di averla buttata, perché era consumata, almeno così credevo, e invece…”.

Agostini svela segreti e amuleti della sua carriera

E invece, racconta Giacomo Agostini che, per allestire la sua Sala Trofei nell’edificio indipendente di casa sua a Bergamo, ha dovuto mettere ordine tra le migliaia di oggetti tra coppe, medaglie, diplomi, tute, caschi, stivali e memorabilia, quella maglietta gialla c’era ancora. “Pensavo di non averla più, e invece l’ho ritrovata, lavata e piegata. La indossavo sempre sotto la tuta, per scaramanzia”. Primo vero amuleto del Mito e ancora oggi il pilota più vincente della storia, conservata a sua insaputa dal padre Aurelio, ma in realtà non il solo accorgimento che utilizzava in gara: “Sulle mie manopole – ricorda – mettevo sempre del nastro adesivo rosso e un listello di alluminio sotto, perché questo mi aiutava ad accelerare ed essere più veloce”.

Giacomo Agostini, 77 anni. Nel riquadro la gara del 1965 ad Alicante (Spagna) dove corse e vinse con il numero 46 / Credit: famiglia Agostini
in foto: Giacomo Agostini, 77 anni. Nel riquadro la gara del 1965 ad Alicante (Spagna) dove corse e vinse con il numero 46 / Credit: famiglia Agostini

Agostini sembra quasi perdersi nell’immensità dei suoi trionfi, 15 titoli di Campione del Mondo, 123 vittorie iridate (“Una me l’ero dimenticata, poi è stata uno spagnolo ha trovato che avevo vinto anche a Hockenheim nel 1977 con la 750”), 18 titoli italiani, 10 Tourist Trophy per un totale di 311 successi in carriera. Tra gli oggetti ai quali è particolarmente affezionato e ora gelosamente custoditi nelle teche del suo museo (“Sala Trofei – ci tiene a precisare – . Il resto lasciamolo per dopo”) insieme ai preziosissimi taccuini con gli appunti scritti rigorosamente a mano, ci sono anche due caschi a scodella. “Uno è quello con cui ho vinto diversi Campionati del mondo, lo stavo vendendo a un giapponese che tempo fa mi ha offerto una cifra a cui era difficile dire di no, era arrivato addirittura a 120mila dollari. Poi durante la notte ho pensato che forse era meglio lasciare i soldi a lui e tenere il casco. Lo conservo come una reliquia e giuro: non lo cedo!”.

“Valentino Rossi? Con il 46 ho vinto prima io”

Per Agostini, 77 anni ma un piglio da ragazzino, questa chiacchierata è un’occasione per parlare di episodi che per anni gli sono rimasti ben impressi nella mente. Come la curiosa coincidenza che lo accomuna al nuovo fenomeno della MotoGP, Marc Marquez. “Anche io ho corso contro mio fratello Felice, abbiamo fatto delle gare gomito a gomito e una volta c’era lui davanti. Avevo paura a superarlo, perché pensavo a cosa avrei dovuto dire a mia madre se l’avessi toccato e fosse finito a terra. E infatti, dopo, gli ho chiesto: ‘Per favore non fare la mia stessa categoria perché non posso pensare anche alla tua sicurezza mentre corro”. C’è anche un curioso filo “giallo” che lo lega all’altro campionissimo italiano, Valentino Rossi. “Ebbene sì, all’inizio della mia carriera, quando correvo in Spagna, avevo la maglietta gialla e il 46 sulla moto… Con quel numero ho vinto prima io”.