Il GDI inquina quattro volte di più del diesel

Concentrati troppo spesso sull'emissioni di anidride carbonica (CO2), dimentichiamo che un ruolo altrettanto importante tra gli indicatori dell'inquinamento dell'aria è rappresentato dalle cosiddette "polveri sottili". Per valutare l'efficacia ecologica delle vetture bisogna tenere in considerazione entrambe le variabili e facendo così, secondo l'organizzazione internazionale Transport and Environment, si scopre che i motori a benzina con iniezione diretta (GDI) emettono una quantità di polveri sottili pari a quattro volte a quella liberata dal sistema "tradizionale" (PFI). Sebbene producano meno CO2, sarebbero comunque più inquinanti delle altre auto a benzina.
La soluzione sarebbe l'istallazione di un filtro antiparticolato, che al consumatore costerebbe 50 euro. La Transport and Environment ha sostenuto la sua tesi dopo aver analizzato l'esito di un test eseguito da un laboratorio indipendente su tre auto GDI: Ford Focus tuner, Hyundai i 40 Kombi e Renault Megane. Secondo lo studio, le tre auto, sprovviste di filtro, non riuscirebbero a rientrare nei vincoli che entreranno in vigore nel 2017 per i veicoli Euro 5 e 6. Riescono invece a rientrare nei limiti imposti a partire dal 2015, ma i grandi benefici portati da filtro economico dovrebbero suggerirne l'istallazione di serie dato che l'inquinamento da trasporto, secondo osservazioni della Commissione europea, causa ogni anno 400.000 morti nel Vecchio continente.
Secondo le case automobilistiche, invece, i GDI è più ecologico dell'iniezione benzina tradizionale e, pertanto, al momento non giudicano necessario il filtro antiparticolato. I dati tecnici di ogni auto sono il risultato di test di laboratorio – assicurano i costruttori – ma, risponde la Transport and Environment, si tratta di analisi effettuate su condizioni di marcia non realistiche: l'emissione di particelle è quadrupla se si marcia in città.