Una carriera sempre insieme, uno al fianco dell'altro; quello tra Jean Todt e Michael Schumacher è un rapporto di lavoro trasformatosi poi, con il tempo, in un'amicizia unica, capace di resistere a qualsiasi cambiamento e resa ancora più forte dall'ultimo, complicatissimo periodo vissuto dal tedesco, ancora alle prese con il lento recupero dalla caduta sulle nevi di Meribel del 2013 che ne ha sconvolto la vita.

Un rapporto, quello tra i due, unico che ha portato l'attuale presidente Fia ad essere uno dei pochissimi a conoscere le reali condizioni di salute del sette volte campione del mondo; un segreto tenuto strettissimo, come vuole la famiglia, da Jean Todt che, però, ha lanciato nel corso dei mesi qualche messaggio di speranza. Intervenuto al Festival dello Sport di Trento il francese non ha parlato dello stato del tedesco, ma ha ricordato i successi ottenuti insieme ai tempi d'oro della Ferrari:

Il contratto l’abbiamo definito un venerdì a Monte Carlo con l’avvocato Weber, che era colui che gestiva il contratto con la Ferrari. La mattina avevamo affittato una stanza fino al primo pomeriggio, ma le cose non erano ancora finite. Allora siamo andati in un’altra stanza e poi abbiamo concluso tutto a casa di Michael che era lì vicino. Così abbiamo finalizzato l’accordo. Io ogni tanto chiamavo Montezemolo per essere sicuro di poter fare quello che facevo – ha ricordato – All'inizio il rapporto era professionale, ma di altissimo livello perché vedevamo le cose nella stessa maniera. Ci sono stati poi momenti molto difficili: il primo è stato nel giugno del primo anno, perché c'era attesa ma non venivano i risultati. C'era stata pressione per mettermi fuori e durante le prove a Monza Michael, senza dirmi niente, dichiarò pubblicamente che se io fossi partito anche lui se ne sarebbe andato; è stata una sorpresa anche per me. Poi c’è stato Jerez ’97, quando a 10 minuti dalla fine del mondiale Michael era campione del mondo. L’incidente con Villeneuve, per colpa di Michael, ha rovinato tutto, e siamo rimasti tutti insieme. Poi Silverstone ’99 quando si ruppe la gamba… tutto questo ha creato un legame che durerà fino alla fine della nostra vita.

Non solo momenti difficili, ovviamente, ma anche tanti successi ottenuti insieme dai due, capaci di portare la Ferrari sul tetto del mondo per sei stagioni consecutive dominando la Formula 1 in lungo e in largo grazie alla visione strategica del francese e al talento del campione tedesco. Un dominio iniziato all'alba degli anni duemila e che, per i ferraristi, rimarrà indelebile: "Tutto il gruppo era stato assunto all’epoca per questo obiettivo e quando lo abbiamo raggiunto, mi ricordo che accompagnando Michael sul podio gli dissi che la nostra vita sportiva e professionale non sarebbe mai più stata la sta stessa. In quegli anni non abbiamo mai dato le cose per scontate, abbiamo lavorato su ogni dettaglio, ma abbiamo sempre avuto paura di perdere. Prima di ogni gara avevamo paura di non raggiungere l’obiettivo. Così siamo riusciti a raggiungere quei risultati con continuità" ha concluso Todt.