Non c'è storia, e non si può dire sia una novità. Marc Marquez, al duecentesimo gran premio in carriera, fa il vuoto. Vince con sei secondi e mezzo di vantaggio su Dovizioso. Non saranno i quindici con cui Rossi chiuse il GP a Brno del 2008, ma non sono nemmeno le stesse moto. Dalla prima curva, Marquez mette in chiaro che gara sarà: lui davanti, lontano e irraggiungibile, gli altri a lottare per il podio. La rimonta del "Dovi" si accompagna allo spunto di Jack Miller, che porta due Ducati sul podio. Miller infila alla fine Vinales, che non ha più grip al posteriore. Ma la M1 dimostra miglioramenti in accelerazione e percorrenza di curva. Peccato che Rossi, solo ottavo, non riesca a trovare il feeling con la gomma dura.

Marquez, un uomo solo al comando

La pioggia, il warm-up di fatto inutile ha esacerbato la differenza tra i piloti più sicuri che hanno scelto il setting migliore e gli altri, i meno esperti (Quartararo) e chi invece ha ancora problemi di base da risolvere (Rossi). La differenza tra le moto più pulite, più filanti, e le altre che si adombrano, ballano, sempre più instabili, si fa sempre più lampante.

Marc Márquez, pienamente nel suo ambiente ad Aragon, con le soft girava oltre un secondo più veloce di tutti già nelle prime due sessioni di prove libere. Il Cabroncito, partito in pole nella metà delle gare cui ha preso parte in MotoGP, come promesso da subito per evitare di trovarsi invischiato nel gruppone di rivali.

Un gruppone in cui spicca Miller che si infila all'interno su Fabio Quartararo e con gomma soft mantiene il secondo posto e si difende da Vinales: "Top Gun" si avvicina nel tratto guidato ma perde più di un decimo sul lungo backstraight, il rettilineo che porta all'ultima doppia staccata prima dell'arrivo. Cade invece Morbidelli, "pizzicato" al primo giro da Rins che viene punito con un "long lap penalty". "Sto bene, solo una piccola botta. Peccato perché ieri avevo un buon passo, oggi avevamo fatto le modifiche giuste ma ci sta questo tipo di errore" ha detto Morbidelli a Sky Sport.

Quartararo paga l'inesperienza alla distanza

Quartararo, da sempre ammiratore di Valentino Rossi, resta ai margini della zona podio. “Non dobbiamo guardare a Marc” diceva ieri il francese, etichettato già a quindici anni, in Moto3, come il “nuovo Marquez”. Ha gli occhi della tigre, Quartararo, e non è un caso che se ne sia tatuata una sull'avambraccio insieme a una rosa e una nota musicale. Nel weekend ha sofferto alla curva 8, il “cavatappi” in cui si frena in discesa, e nel settore quattro.

Aragon è un circuito ideale per le Honda, e per Marquez che monta le soft dietro e lascia gli avversari a giocare per il secondo posto. Fa la differenza di motore sul lunghissimo rettilineo, come la Ducati di Dovizioso, unico insieme allo spagnolo a scendere da subito sotto l'1.49 nei primi giri. E' competitiva sul passo la Desmosedici, che ha faticato nel weekend a controllare il degrado della spalla sinistra della gomma anteriore.

Partono bene le Aprilia, vere rivelazioni della prima parte di gara. Vinales, che riesce a mantenere traiettorie più strette su una pista decisamente larga, tende a risparmiare la frenata e non ha lo spazio per attaccare Quartararo. Così il principale rivale per Quartararo, nella fase centrale della corsa, diventa Dovizioso che guadagna metri e posizioni. E lo passa sul rettilineo.

Yamaha a due facce: bene Vinales, soffre Rossi con la gomma dura

Negli evidenti miglioramenti della M1, ha spiegato Vinales, si è rivelata decisiva la riunione del team dopo il fiasco del Mugello. “Mi sono sentito ascoltato” ha detto “Top Gun”, che in pista ha cercato di nascondere la frustrazione ma nel box era sempre più difficile controllare la rabbia. “Forse abbiamo cambiato la moto troppe volte, siamo intervenuti su dettagli che non avremmo dovuto toccare”. Il miglioramento delle prestazioni rinnova le ambizioni di Vinales, che ha scelto di lasciare Suzuki per passare alla Yamaha, e poi di rinnovare con il team, non per vincere una gara o due ma per lottare per il titolo mondiale.

Più cauto Rossi nei primi giri. Il "Dottore", infilato da Dovizioso, ha confermato il miglioramento a livello di sistema elettronico che consente una migliore accelerazione in uscita di curva. Ma non paga la scelta della dura al posteriore, che continua a sentire poco stabile. E continua a girare su un modesto ritmo da 1.50 basso.

Rins invece continua a dare spettacolo, come Iannone che all'ultima curva riesce a passare Oliveira della KTM, team rimasto senza guide ufficiali dopo la scelta di appiedare Johann Zarco e promuovere il tester Mika Kallio fino a fine stagione. Il direttore Pit Beirer ha spiegato la decisione non solo con l'evidente mancanza di feeling tra il pilota e la moto. Ha parlato della sua incapacità di controllare le emozioni, soprattutto quando i risultati non arrivano. “Cercava una moto facile da guidare, ma la KTM non era così ed è diventato troppo aggressivo. Certo, a questi livelli per avere successo devi andare forte ma devi anche restare calmo e analizzare la situazione”.

Dovizioso, che rimonta

L'esperienza di Dovizioso lo portano in zona podio e poi a poter ragionare anche di attaccare Vinales e mettersi al secondo posto. E il ragionamento diventa piano concreto e poi esecuzione da applausi, sul rettilineo. Va forte, troppo più veloce in accelerazione di "Top Gun". Ma a volare è Dovizioso mentre Vinales si pianta, con qualche problema di grip poi in curva negli ultimi giri. E infatti anche Miller gli si infila all'interno e frena forte, un sorpasso di forza, di energia, che porta due Ducati sul podio. Il meglio possibile dietro Marc Marquez re d'Aragona.