L'otto è il numero dell'infinito. Un simbolo di forza per un campione che si eleva verso l'Olimpo del Motorsport. Otto come i titoli in carriera di Marc Marquez, che a Buriram in volata batte un grande Fabio Quartararo e diventa campione del mondo con quattro gare d'anticipo. Marquez è ormai un riferimento. I rivali, e i giovani che cercheranno di seguirne le orme, hanno di fronte un campione che ha mostrato un modo di guidare diverso, una tenuta estrema che sembra sfidare anche la legge di gravità. E' insieme ragione e passione, attacco e calcolo, luce e ombra. Marquez va oltre i risultati sportivi. E vale anche per il Diablo Fabio Quartararo, diventato quest'anno il più giovane poleman nella storia della MotoGP a Jerez, che accarezza fino all'ultimo giro la sua prima vittoria in MotoGP. Non vince ma si annuncia come il futuro. Gli resta solo con la rabbia per un secondo posto che lo delude anche oltre misura. E' la frustrazione di chi vuole accelerare e prendersi il futuro già adesso.

Marquez festeggia l'ottavo titolo

Marquez fa en plein, anche se gli sarebbe bastato il semplice piazzamento sul podio alla luce del quarto posto di Andrea Dovizioso. Il team festeggia con cartelli e caschi celebrativi che ricordano la palla numero 8 del biliardo. Otto come i titoli di Marc-attack, dominatore di quest'era della MotoGP. Vince con quattro gare d'anticipo ma non è record. Dal 1969 al 1972 Giacomo Agostini ha infatti conquistato il Mondiale con 5 gare d’anticipo. E' l'undicesima volta nella classe regina che la stagione si decide con quattro o più gran premi ancora da disputare.

Marquez, i numeri del trionfo

Marquez festeggia il 53mo successo nella classe regina, il terzo di fila. Sono 79 complessivamente le sue vittorie nel Motomondiale, considerando tutte le categorie. Marquez va a podio da dodici gare consecutive, ha così eguagliato la sua miglior sequenza in carriera, da Motegi 2013 a Indy 2014.

Diventa così, a 26 anni e 231 giorni, il più giovane a vincere sei mondiali in top-class. Ha quasi tre anni in meno di Giacomo Agostini quando conquistò il suo sesto titolo nell'allora classe 500, nel 1971. Se si guarda alla carriera complessiva, nessuno era mai arrivato così presto a conquistare otto titoli mondiali, nemmeno una leggenda come Mike Hailwood che il suo ottavo alloro l'aveva festeggiato in 350 a Brno, nel 1967, a 27 anni e 112 giorni.

Quartararo lancia la sfida per il futuro

Quartararo va forte, fortissimo dall'inizio. Imposta il ritmo dai primi giri come aveva promesso alla vigilia dopo la quarta pole della stagione. "Voglio spingere al massimo nei primi giri" diceva ieri. E si mette a martellare sul piede dell'1.31 basso. E' il pilota più giovane con 4 pole in top-class (20 anni, 5 mesi e 15 giorni), una in più di Marquez alla sua età. Come ha sottolineato Mauro Sanchini a Sky, a Buriram, in Thailandia, Quartararo fa la differenza in fase di inserimento di curva alla 11. "In un primo momento la moto di Quartararo è scomposta e si impenna, ma il modo di staccare del Diablo fa la differenza: prima solleva il busto, poi chiude il gas, infine prende il freno in mano". La sua Yamaha si muove poco, il nizzardo di famiglia siciliana la controlla, porta il peso morbidamente sull'anteriore.

E' diventato "il Diablo", diceva a settembre al Corriere della Sera, "grazie anche a uno psicologo: mi ha insegnato l’autocontrollo e mi ha tolto i pensieri negativi dalla testa". Abbastanza convinto delle sue qualità da ritenersi il prossimo fuoriclasse della MotoGP senza apparire solo come un giovane che si dà troppe arie, duella per tutti gli ultimi quattro giri con Marquez. E' il duello che probabilmente definirà le prossime stagioni.

Quartararo ha il vezzo dei tatuaggi. Ne ha uno con la scritta “schhhhhh” su un dito, e un'opera d'arte sul braccio destro. Ci sono una bussola e un'orologio, che ha cercato di salvaguardare quando a giugno si è operato per una sindrome compartimentale. Il taglio, infatti, era previsto leggermente più in alto, ma Quartararo ha chiesto di spostare l’incisione più in basso. Si è anche tatuato una tigre, una rosa e la cattedrale ferita di Notre Dame. Potrebbe essere lui il grande rivale di Marquez nelle prossime stagioni. Due stili diversi, il Diablo e il Cabroncito, due caratteri che prendono fuoco e possono accendere di passioni la MotoGP ancora molto a lungo. A Buriram sembra iniziata una nuova era.