Sebastian Vettel – LaPresse
in foto: Sebastian Vettel – LaPresse

Vincere, vincere e ancora vincere. Dovrà metterne sei in fila, da Sochi fino ad Abu Dhabi, Sebastian Vettel per sperare di diventare il campione del mondo con la Ferrari: il terzo posto di Singapore ha fatto sprofondare il tedesco a 40 punti dal leader Lewis Hamilton che sembra ormai involato verso il su quinto titolo mondiale.

Il tedesco ha ancora nelle mani il proprio destino

Per impedirlo il ferrarista dovrà compiere una missione quasi impossibile, ma vista la competitività della SF71H, quest'anno in difficoltà solo sulla pista di Marina Bay, Vettel ci crede ancora. Serviranno vittorie da qui alla fine del mondiale, condizione questa che gli permetterebbe di non sperare in un passo falso da parte dell'inglese, fino ad ora perfetto: anche dovesse arrivare sempre alle spalle, infatti, Hamilton perderebbe il mondiale per due punti. E' questa la speranza del pilota di Maranello che ribadisce, ancora una volta, come l'impresa dipenda solo da lui.

L’obiettivo ora dev'essere uno soltanto, vincere tutte le gare per dipendere soltanto da noi stessi. Sono già stato campione del mondo per quattro volte in carriera, quindi posso esserlo anche una quinta volta. La Ferrari è alla pari della Mercedes, sicuramente il weekend di Singapore non ha aiutato, è frustrante non vincere quando si ha la possibilità di farlo, ma il distacco in classifica fa sì che le sorti del mondiale dipendano ancora da me – ha confermato in una intervista rilasciata a SportBild -. Tutti abbiamo paura di sbagliare, sono consapevole che quando ci si prendono dei rischi si può incappare in errori, ma non bisogna lasciarsi paralizzare da questo timore. Ayrton Senna diceva che se non ci prende dei rischi non si è un pilota e sono d’accordo, così come capisco il tentativo del team a livello strategico a Singapore.

Il pensiero per Schumacher

Dopo aver vinto quattro titoli mondiali con la Red Bull, Vettel non vuole farsi scappare di riuscirci anche con la Ferrari. Il tedesco non è nuovo ad imprese straordinarie: nel 2010 e nel 2012, infatti, recuperò un margine simile su Fernando Alonso, allora pilota della Rossa, andando a vincere il titolo per una manciata di punti all'ultima gara. Una specialità che lo accomuna a Michael Schumacher, un altro tedesco che ha fatto la storia della Ferrari e idolo del Vettel bambino: "Se Michael Schumacher stesse bene, vista la sua esperienza in Ferrari, gli chiederei molte cose non necessariamente sul modo di guidare, ma sul dietro le quinte, il lavoro dentro il team, le politiche della Formula 1". Finché non sarà la matematica a condannarlo il ferrarista proverà a vincere il titolo sperando che la storia, ancora una volta, possa ripetersi.